La previsione è quella di un “calo sostanziale” dell’efficacia degli attuali vaccini contro la variante Omicron del Covid, mentre serviranno dei mesi per mettere a punto nuovi vaccini efficaci. “Penso che in nessun modo l’efficacia possa essere la stessa che abbiamo avuto con la Delta”, ha detto il ceo di Moderna Stéphane Bancel in un’intervista al sito del Financial Times. Le sue parole, in controtendenza rispetto a quanto affermate da Biontech e da Ema, hanno avuto un forte impatto sui mercati, facendo cadere Borse e petrolio.

“Il vaccino probabilmente non protegge dall’infezione perché abbiamo avuto dei casi, ma forse protegge dalla terapia intensiva. Ci sono più livelli di protezione: la positività, i sintomi, il ricovero in ospedale, la rianimazione. Ma la situazione è in continua evoluzione, molto difficile da prevedere”, sono state le parole decisamente più attendiste pronunciate a La Stampa dalla vicepresidente senior di Pfizer-Biontech Katalin Karikó, la scienziata che ha creato l’Rna messaggero per i vaccini contro il coronavirus, aggiungendo che per capire se il siero servirà contro la variante Omicron, “serve un numero molto ampio di dati, che ad ora non abbiamo. Lo avremo nelle prossime settimane, in un tempo anche relativamente breve”.

E anche Emer Cooke, direttrice esecutiva dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema), nel suo intervento al Parlamento europeo ha sottolineato che se per affrontare Omicron “dovessimo adattare i vaccini” siamo nella posizione di approvarli “in tre-quattro mesi”. Ma prima occorre stabilire “se serve l’adattamento”. Nulla di certo, quindi. Eppure Bancel è netto: si attende di disporre dei dati attendibili sull’efficacia degli attuali vaccini e sulla pericolosità della variante in un paio di settimane ma serviranno mesi prima di disporre di una produzione di massa di nuovi vaccini.
“Moderna e Pfizer non possono produrre miliardi di dosi la prossima settimana, è matematicamente impossibile. Ma possiamo avere i miliardi di dosi entro l’estate? Sicuro”, ha detto prevedendo che Moderna possa produrre 2-3 miliardi di dosi nel 2022.

“Vedo molti colleghi fare esternazioni più o meno rassicuranti ma sono solo speculazioni. Nessuno sa con esattezza cosa accadrà. Una cosa però si può dire: quando venne scoperta la variante Delta, molte persone corsero a vaccinarsi e fecero bene. Perché più persone si vaccinano e meno possibilità ha il virus di evolvere e mutare. E quindi di continuare a diffondersi”, ragiona Karikó. Che al Corriere della Sera ha aggiunto: “Non sappiamo – spiega la scienziata – quanti dei contagiati in Sudafrica erano vaccinati, quanti di loro si sono ammalati, quanto gravemente. Se hai 1 o 2 casi, serve a poco: occorrono numeri alti. La verità è che per ora non sappiamo”. Che il virus evolva continuamente, ha aggiunto, “non significa che per ogni variante serva un nuovo vaccino. Magari possiamo scoprire che è diminuita l’efficacia contro l’infezione, ma la protezione resta comunque molto alta contro la malattia”.

I vaccini “restano lo strumento chiave”, ha sottolineato Cooke. “Sappiamo che i virus mutano e siamo pronti. Dallo scorso febbraio abbiamo dato linee guida ai produttori di vaccini per l’adattamento” veloce dei sieri, “se servirà”. Ma “in questa fase dobbiamo essere molto attenti, poiché non sappiamo ancora se occorre”, ha evidenziato la direttrice esecutiva dell’Ema. “Ora abbiamo molti più strumenti per combattere la pandemia di quanti non ne avessimo lo scorso anno. I vaccini sono e restano lo strumento principale. Ne abbiamo autorizzati quattro e ne abbiamo altrettanti all’esame”.

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