Un viaggio “dalla pancia alla cima” per proteggere le montagne d’Europa: “Allora lo facciamo?”. È il 24 maggio 2021 quando Sara Segantin, 25 anni, invia questo messaggio ad Alessia Iotti, 27 anni, e Adele Zaini, 24 anni, due attiviste appassionate di montagna come lei. Da quel momento, la proposta, nata quasi per scherzo durante un pomeriggio di arrampicata, diventa un vero e proprio progetto di sensibilizzazione sull’ambiente e prende il nome di United Mountains of Europe. Le tre amiche decidono di partire insieme e attraversare le Alpi per testimoniare il lento deterioramento del loro ecosistema. “Sono i giganti del mondo. Sembrano sagge e sempre forti, ma stanno crollando” spiega Iotti. Negli ultimi mesi il gruppo è cresciuto notevolmente e, il prossimo 11 dicembre, in occasione della Giornata internazionale della montagna, scenderà in piazza davanti al Parlamento Europeo di Bruxelles per chiedere maggiori tutele per la natura.

“Io, Sara e Adele ci siamo conosciute tramite i social – racconta una delle fondatrici – ci occupavamo tutte e tre di divulgazione”. L’occasione per incontrarsi di persona è stata poi la presentazione a Brescia del libro di Segantin sull’azione contro la crisi climatica, “Non siamo eroi”. Un’affermazione che rispecchia le radici di United Mountains of Europe: “Siamo persone normali, che non hanno super poteri. Ci stavamo però accorgendo che c’era un problema – continua Iotti – I ghiacciai stanno morendo, il permafrost sulle pareti si sta sciogliendo, alcuni ponti su cui un tempo si facevano le cordate sono spariti e andare in montagna è sempre più pericoloso”. La maggior parte delle persone non sono però completamente a conoscenza di questi danni all’ambiente, nonostante il loro impatto disastroso. “Rischiamo di perdere un posto che ci fa stare bene, dove andiamo a vedere paesaggi e a respirare – afferma ancora l’attivista – Quello che però ci frena nell’agire quotidiano è proprio non vedere immediatamente il suo deterioramento. Quindi abbiamo deciso di raccogliere informazioni e testimoniarlo con video e foto”.
Con questo obiettivo è iniziato il viaggio di Ume sulle Alpi, da est a ovest, attraverso una catena che “non divide le persone come confine, ma le unisce”. “Siamo partite inseguendo il sole” racconta Iotti, ricordando le giornate iniziali sotto la pioggia battente. La prima tappa è stata la Slovenia, dove le giovani sono state accompagnate dalle guide dell’associazione Cai in percorso speleologico nel Carso. “Spesso queste grotte – lunghe anche 80 metri – vengono usate come discariche. I rifiuti che vengono riversati lì inquinano le falde acquifere” constata l’attivista. La scoperta di luoghi inesplorati anche nelle profondità della terra è stata però entusiasmante: “Ci sono cunicoli, dove l’acqua manca da anni e dove tu puoi essere il primo umano a mettere piede, come sulla luna”.


Le giovani si sono poi spostate in Austria, per opporsi, insieme alla militante del Wwf, Marianne Goetsch e alla proclimber Lena Muller – promotrice della tecnica di arrampicata ecologica ecopoint – al fenomeno del turismo di massa – un problema anche in Italia, soprattutto in vista delle Olimpiadi di Cortina-Milano. Numerosi enti stanno infatti cercando di costruire strutture e hotel nella foresta Forchet, una delle ultime foreste vergini, non contaminate dall’azione umana, nel Paese. Le mete successiva sono stati i ghiacciai del Piz Palü, in Svizzera e le pareti della Val Masino e della Val di Mello, in Val d’Aosta. Al cammino si è unita anche Eline Le Menestrel, la figlia del noto alpinista francese Antoine.

Non sono mancati momenti di paura di fronte alle sfide della natura, ma “siamo riuscite a raccogliere la voce della gente e tutti hanno avuto qualcosa da dire e si sono sentite partecipi del nostro progetto – dice ancora Alessia Iotti – insieme abbiamo la forza della montagna”. Alessia, Sara e Adele, raccontando le loro avventure sulla pagina Instagram di Ume, hanno unito gran parte della comunità outdoor – sportivi, abitanti e lavoratori della montagna, appassionati o “chiunque esca fuori dalla porta”. Il prossimo obiettivo “è far sentire la nostra voce e pretendere che abbia un peso sulle scelte dei politici e di chi ha il potere. Anche se non cerchiamo lo scontro” dichiara Iotti. Il fiume Whanganui in Nuova Zelanda oggi ha acquisito diritti umani. Lo stesso vale per il Gange in India, mentre in Ecuador, la Costituzione ha sancito il “diritto al rispetto integrale” della natura. Sono sempre di più gli Stati a compiere scelte simili per tutelare in tribunale foreste, acque e addirittura il cielo stellato. Dal Cile alla Danimarca. Nessuno però sta agendo ancora per le montagne. “Io sono della Pianura Padana – racconta Alessia Iotti, originaria di Gualtieri, in Emilia Romagna, e apparentemente lontana dalle vette – Ma le Alpi sono fondamentali per l’equilibrio e i servizi ecosistemici della mia zona”. Lo stesso vale per molte altre persone. Le parole d’ordine sono quindi “collaborare e co-creare, perché il cambiamento arrivi dal basso fino alle cime delle montagne”.

Per questo United Mountains of Europe ha momentaneamente abbandonato le creste per spostare la sua azione nelle piazze. “Se urli dalla cima di una montagna, nessuno ti sente”. Le attiviste hanno intrapreso diversi progetti, tra cui una raccolta fondi per sostenere eventi di divulgazione sui social o dal vivo, in collaborazione anche con National Geographic. Ma anche per coronare il sogno di ripartire, questa volta per i Pirenei. La prossima vetta da conquistare è però quella dell’11 dicembre. Per la Giornata internazionale della montagna, insieme ad ambientalisti ed esponenti del mondo dello sport, le attiviste presenteranno davanti al Parlamento di Bruxelles una “carta dei diritti” degli ecosistemi montuosi. Esibiranno anche le migliaia di cartoline inviate dai loro sostenitori negli ultimi mesi (all’indirizzo del Cai Via Battisti 22, Trieste, cap 34125 associazione XX ottobre), per raccontare il ruolo fondamentale della natura nella vita di tutti. E faranno sentire una canzone, scritta da Eline Le Menestrel e registrata “da chi è stonato o sappia o voglia cantare”. Il desiderio è dichiarare il proprio amore a ghiacciai, pareti, foreste di uno degli ecosistemi più complessi del mondo, senza lasciare che “crolli pezzettino per pezzettino”.

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