di Giovanni Papa

Dalla Bonafede alla Cartabia, da Quota 100 alla Fornero, dal Ddl Dignità al Ddl Concorrenza (No Acqua Pubblica), dal cashback, che costituiva un seppur minimo rientro di denaro assicurando una equa lotta all’evasione, a un cash out fatto di aumenti indiscriminati delle bollette sintetizzati da un’inflazione galoppante che si sta trascinando dietro gli ultimi risparmi degli italiani.

Nel giro di pochi mesi, il governo Draghi è riuscito a restaurare tutto ciò che c’era da restaurare, senza passare dal “via” di nuove elezioni e con la collaborazione di tutte le pedine ora in parlamento: finte opposizioni come quelle di Fratelli D’Italia che lo vorrebbero al Colle o, meglio, alla guida di un nuovo esecutivo, ma peggio ancora, rendendo inebetiti quegli stessi partiti M5S e Lega che quelle riforme le avevano scritte e votate solo un anno prima.

Visto anche il brevissimo lasso di tempo degli accadimenti, queste continue e repentine giravolte sembrano effettivamente essere più appropriate per affrontare un giro di dadi del più noto gioco di società, piuttosto che la stesura di assennate linee programmatiche adatte a indirizzare e far comprendere. Talmente confuse che non riescono neanche a essere più camuffate dagli improbi sforzi di media fatti di “nominati”, come mostrato dalla recentissima vicenda Rai, che costantemente cercano di alterare il “percepito”.

Effettivamente, al di là delle critiche di parte, comunque la si voglia, anche il sottoscritto sta prendendo una posizione. L’unica persona che si alza da questo ampio giro di tavolo con una coerenza che rispecchia il suo passato, e senza neanche mai pescare una volta la carta “imprevisti”, è proprio l’attuale Presidente del Consiglio, che con il Ddl Concorrenza ha emesso l’ennesima sentenza sulle privatizzazioni di praticamente tutto ciò che è oggi nelle disponibilità statali, fissandone ove possibile anche i tempi limite entro le quali queste si debbano fare/rinnovare.

Neanche più tra le “probabilità” appare ormai la realizzazione di quei propositi referendari sull’acqua pubblica, che alla candelina del decennio di attesa vedono calata l’ennesima e forse definitiva mannaia su ciò che rimane degli esamini resti di un voto plebiscitario, democraticamente espresso da più di 25 milioni di persone. Un popolo di disillusi, numericamente del tutto simile alla sempre più fidelizzata platea astensionistica registrata anche nelle ultime tornate elettorali, ci parla di un effetto moltiplicatore volontariamente cercato da certa politichetta e che continua a ingrossare le file dei non votanti, allontanandoli da quella partecipazione di massa originariamente pensata dai Padri Fondatori come argine primario a certe gravi campanilistiche storture.

Ed è così che le tante piccole voci, espressione di una forte maggioranza del Paese, scompaiono con il terzo polo (ma forse anche con il secondo), certificando all’unisono, con l’inaspettato endorsement di Silvio Berlusconi per i 5 Stelle, l’ormai sconfortante allineamento di tutto l’attuale arco parlamentare su posizioni uniche.

Ineludibile appare, quindi, l’impegno di quella stragrande maggioranza di cittadini amanti di quel vero contralto democratico riconosciuto dai canoni tracciati nella Costituzione, ma per nulla rappresentati da forze parlamentari, che “tirano solo a campare”, mentre vengono continuamente stravolte fondamentali indicazioni programmatiche che gli stessi in più occasioni avevano chiaramente espresso con una cristallina espressione di voto.

Un’ennesima mancata aspettativa che potrebbe portare molti verso quel forte richiamo a unire le voci del dissenso sotto una Rete globale, professionale, organizzata, meritocratica e veramente post-ideologica, che, partendo da principi di solidarietà e amore per questa terra, sappia dotarsi di un metodo che a prescindere dal condottiero di turno faccia del Bene Comune un vessillo che mai più debba essere ammainato.

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