“In comunione con il Papa, abbiamo richiamato nelle scorse settimane la situazione della Libia. Penso ora a quanto sta avvenendo nei confronti dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia, e a quelli che dalle coste del Magreb si avventurano nel Mediterraneo. Sono vicende che non appartengono alla cultura europea generata dal Vangelo, esse non ci appartengono”. Lo ha detto il cardinale presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, nella sua Introduzione ai lavori della 75/a Assemblea generale dei vescovi italiani. “Penso poi – e in modo particolare in queste giornate – alle difficoltà causate ancora dalla pandemia. Le notizie che giungono dai Paesi vicini sono tutt’altro che confortanti. Di fronte all’aumento dei contagi, che registriamo anche in Italia, serve un ‘surplus’ di responsabilità da parte di tutti: proprio adesso è necessario fare quello sforzo ulteriore che ci aiuterà a superare il secondo inverno difficile nel nostro Paese e in tutto il mondo”, ha proseguito. “La divisione in fronti contrapposti – ha aggiunto – indebolisce sia la tenuta della società sia il cordone sanitario che ci ha permesso di salvaguardare i più fragili e di contenere significativamente il numero delle vittime”.

Bassetti ha poi affrontato il tema della pedofilia: “Tra i più fragili, penso infine alle persone che sono state vittime di abusi fisici e psicologici, anche nei nostri ambienti. Sono persone segnate da ferite che richiedono molto tempo e fatica per guarire”, ha sottolineato. Secondo Bassetti, “la Giornata di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, istituita dal Consiglio Episcopale Permanente, che abbiamo celebrato pochi giorni fa, è un ulteriore segno concreto dell’attenzione e della vicinanza della nostra Chiesa: noi siamo accanto ai più deboli!”. E ha proseguito affrontando un altro capitolo attuale, cioè l’emergenza climatica: “. Lo sappiamo: il pianeta è malato, perché sono malate le relazioni tra di noi. Abbiamo perso il gusto delle piccole cose, di sognare assieme un mondo diverso, di ripensare i nostri stili di vita improntati al consumismo, di scrivere pagine di cura e di attenzione reciproca. Abbiamo tradito il mandato divino di ‘coltivare e custodire’ la creazione (Gen 2,15) – ha aggiunto -. La presenza stessa di tanti giovani, però, ci fa dire che questa situazione non è irreversibile”.

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