L’intelligenza artificiale sbarca in Parlamento. Sotto mio sollecito e su richiesta del M5S in Commissione attività produttive, siamo riusciti a portare l’importante dibattito della sua regolamentazione nel Parlamento italiano a partire da mercoledì di questa settimana, facendo approdare la proposta di regolamento del Parlamento Europeo sull’intelligenza artificiale nelle commissioni competenti alla Camera dei deputati.

Da Presidente della Commissione Cultura ho sempre considerato importante il contributo che il Parlamento può dare su materie strategiche trattate dal Parlamento Europeo, proprio intervenendo nella fase “ascendente” di proposte legislative in Europa, evitando quindi di arrivare solo a ratificare decisioni europee e ad esercitarsi in sterili pareri quando i giochi sono già stati fatti. L’ho fatto sul programma Europa Creativa, ottenendo un aumento di risorse e un potenziamento dello strumento Erasmus per i giovani europei. E oggi proviamo ad incidere sul futuro dell’Intelligenza Artificiale. L’Europa, dopo aver prodotto il Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale e aver aperto un importante confronto nella società civile e le imprese, sta costruendo un’innovativa terza via per regolamentare l’uso, la produzione e l’applicazione dell’intelligenza artificiale nel mercato e nella società, rispondendo al vuoto durato troppo a lungo.

Secondo la ricerca previsionale Cultura 2030 la società e la cultura post-industriale, o società dell’intelligenza artificiale, saranno fondate su principi di:

1. Condivisione;

2. cooperazione;

3. velocità;

4. efficienza;

5. leggerezza;

6. flessibilità;

7. contingenza.

Ma sarà veramente così? O sono solo le parole chiave di uno spot pubblicitario che lancia un nuovo prodotto tecnologico?

Con la rivoluzione industriale e quella del diritto si è avviato un processo di emancipazione della società e delle libertà, ma anche un processo di privatizzazione del pianeta inarrestabile. Le risorse usate erano e sono di tutti gli abitanti del pianeta e oggi sappiamo anche che il loro equilibrio è fondamentale per la sopravvivenza della specie umana, degli animali, delle specie vegetali e della biodiversità. Allo stesso tempo l’accumulo delle ricchezze e questo sistema economico non sono andati a vantaggio di tutti, visto che l’Onu ci ricorda come nel 2021 ci siano ancora 836 milioni di persone che vivono in povertà. Ma la cosa più grave l’afferma Philip Alston, professore di legge alla New York University, nell’ultimo rapporto che ha redatto in veste di Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e sui diritti umani, affermando che gli indicatori sulla povertà della Banca Mondiale non sono adeguati neanche a soddisfare l’apporto calorico adeguato per una dieta bilanciata.

“Il numero di persone che vivono con meno di 5,50 dollari al giorno è rimasto praticamente invariato tra il 1990 e il 2015 passando da 3,5 a 3,4 miliardi” scrive nel rapporto Alston, che dichiara: “Dopo decenni di crescita economica senza precedenti, i principali beneficiari sono stati i più ricchi. Invece di mettere fine alla povertà, la crescita sfrenata ha prodotto disuguaglianza estrema, precarietà diffusa in un mondo di abbondanze e il cambiamento climatico chiederà il tributo maggiore ai poveri del mondo”.

Con la nuova epoca del “capitalismo della sorveglianza” che descrive Shoshana Zuboff, i nostri dati digitali diventano strumento, risorsa estratta e saranno utilizzati per diversi scopi che vanno dal profitto al controllo sociale, con l’uso massimo delle intelligenze artificiali. Sicuramente con velocità, ma con quale condivisione, cooperazione, efficienza, flessibilità, contingenze e leggerezza? È compito della politica e dei cittadini guidare un processo che cambierà la storia e scegliere una terza strada tutta europea.

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