“Nel 2008 due […] professori hanno calcolato che una lettura accettabile di tutte le ‘norme e condizioni’ che ognuno incontra in un anno sarebbe durata 76 giorni lavorativi pieni”. Shoshana Zuboff è una professoressa americana che ha dedicato gli ultimi decenni a studiare la forma contemporanea di capitalismo, che si nutre, convive e modifica le altre: il “capitalismo della sorveglianza”.

Venti anni fa la rete era il mezzo post-moderno per realizzare la libertà. Oggi nessuno avrebbe il coraggio di ripeterlo. Shoshana Zuboff dimostra come, in un contesto di “nuova razionalità neoliberista”, i dati che lasciamo nelle nostre attività on-line e off-line sono la materia prima che permette ad enormi aziende di indirizzare i consumi e di “predirli”, arrivando a modificare i nostri comportamenti, cioè i comportamenti degli individui, dei gruppi e di intere popolazioni.

Il libro parte dalle origini di questo fenomeno e arriva sino al 2017, anno in cui fu scritto. Ma cosa è il capitalismo della sorveglianza?

1. Un nuovo ordine economico che rende l’esperienza umana una materia prima gratuita per pratiche commerciali nascoste di estrazione, predizione e vendita;

2. Una logica economica parassita nella quale la produzione delle merci e dei servizi è subordinata a una nuova architettura globale della trasformazione comportamentale degli individui e delle masse;

3. Una disonesta mutazione del capitalismo caratterizzata da una concentrazione di ricchezza, sapere e potere sconosciuto nella storia umana; […]

5. Una minaccia significativa alla natura umana nel XXI secolo così come il capitalismo industriale è stato una minaccia per il mondo naturale nel XIX e XX secolo”.

Progressivamente, e con forza a partire dalla crisi del 2008-2009, Google e un’altra manciata di aziende riescono a elaborare dati sui nostri comportamenti che diventano “servizi” da vendere a chiunque sia disposto a pagare. Così come agli inizi della rivoluzione industriale le regolamentazioni sul lavoro minorile o sull’ambiente non esistevano, allo stesso modo oggi sostanzialmente non esiste un quadro normativo che ci difenda. In più, è cambiata la “qualità” del capitalismo con cui ci confrontiamo, il quale agisce sui nostri desideri e comportamenti. Non c’è più differenza tra “mercato” e “società”, tra “mercato” e “persona”.

Un limite: il tomo della Zuboff fornisce numeri, documenti ufficiali e ufficiosi, studi e analisi, relativi sostanzialmente al “solo” mondo europeo e anglosassone. Le realtà cinesi, per esempio quelle dei “social credit system”, vengono solamente accennate, così come quelle russe.

Democrazia e libertà non sono concetti fermi e statici. Democrazia e libertà, se vogliamo siano concetti pieni di senso, nel XXI secolo hanno bisogno di risposte nuove. Il libro dedica qualche pagina alle proposte, che si possono racchiudere nell’esigenza di regolamentare ciò che oggi regolamentato non è.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Coronavirus, i giornalisti francesi a Macron: “Impariamo dall’Italia, non c’è più tempo”. Dagli Usa alla Germania, l’allarme degli inviati

next
Articolo Successivo

Coronavirus, la paura in offerta speciale

next