Con l’agenda digitale abbiamo esteriorizzato la nostra memoria, la nostra capacità di astrazione per il calcolo e i ragionamenti mentali li abbiamo affidati ai pc; il pensiero è condizionato dalla velocità delle reazioni sui social, e ci ha ricondotto ad animali impulsivi, condizionati dalla scia, da perfetti follower nell’inseguire e reagire ai pensieri altrui che leggiamo in rete o che riceviamo sul nostro smartphone con la messaggistica digitale.

C’è un “nuovo essere digitale“, un nuovo “modo di essere” dell’individuo che è già cibernetico, anche se per adesso la tecnologia è un’appendice esterna al nostro corpo, nel giro di 10 anni sarà dentro di noi. “Siamo in connessione perenne con tutto e più andremo avanti e più le realtà avanzate, digitali e immersive saranno diffuse intorno a noi e diventeranno abitudini del vivere quotidiano, come oggi lo è la nostra simbiosi con lo smartphone. Nel 2030 ci affideremo sempre più alle macchine, ai software, alle intelligenze artificiali. Nel 2030 saremo perennemente in connessione con tutto e avremo strumenti di realtà avanzate spingendoci al di là delle nostre capacità biologiche.” (Ricerca Cultura 2030, commissionata dal Movimento 5 Stelle a Domenico De Masi, che ho seguito e presentato alla Camera dei Deputati nel 2018.)

Sconfiggere la noia, o quel vuoto che abbiamo dentro, sembra essere diventato la nostra unica preoccupazione e l’industria dell’intrattenimento, digitale, tecnologica è pervasiva e non ha bisogno del tuo spazio di riflessione, perché fermarsi non è produttivo, uccide il business, manda in crash il nostro modello economico fondato su consumismo ed estrazione infinita di materie prime, in un continuo affronto ai fragili equilibri naturali. L’ozio e la pausa diventano quindi sovversivi.

L’ozio, le relazioni di affetto senza consumo, il dono e la cura non retribuita sottraggono dati alle intelligenze artificiali, clienti alle piattaforme digitali, profitti ai plurimiliardari padroni degli imperi digitali. È tuttavia vano pensare che l’avanzare dell’evoluzione tecnologica sia arrestabile, come non lo è stata la rivoluzione industriale che dalla metà del ‘700 non ha visto interruzioni né con il boicottaggio, né con il luddismo. Se la rivoluzione industriale è stata caratterizzata dall’avvento delle macchine e di nuove fonti di energie inanimate, appare chiaro che oggi siamo in una nuova fase evolutiva che ha nuove caratteristiche rivoluzionarie.

Sono stati teorizzati e studiati i mutamenti in campo economico, tecnologico ed energetico con profonde analisi sulla società post-industriale, dell’informazione e della terza rivoluzione industriale postulata da studiosi e sociologi del calibro di Daniel Bell a Jeremy Rifkin. Gli elementi che oggi tuttavia sembrano essere quelli più dirompenti, capaci di avviare una nuova era con capovolgimenti degli schemi sociali, economici e politici esistenti, sono l’uso generalizzato delle intelligenze artificiali e la penetrazione della “cultura digitale” che parte dai nostri smartphone o pc, perennemente presente grazie alla rete. L’uso di queste tecnologie da parte delle più grosse aziende mondiali e degli uomini più ricchi del mondo sta determinando il nostro futuro in forma unilaterale e a velocità supersonica. Noi siamo diventati una risorsa da estrarre sottoforma di dati digitali, profili psicologici da sfruttare e manipolare, organismi biodigitali da modellare.

Il filosofo francese Pierre Levy ha teorizzato il concetto di intelligenza collettiva che è chiaro che potrà agire tanto in competizione quanto in cooperazione con l’intelligenza artificiale, purché esca dagli stati primordiali per prendere consapevolezza delle proprie potenzialità e distorsioni. Siamo nel pieno della società dell’intelligenza artificiale e dell’intelligenza collettiva gravemente inconsapevoli di tutto questo. Dobbiamo studiare i risvolti etici, come ha iniziato a fare l’Europa, con il libro bianco del 2019 e il nuovo regolamento e legge sull’intelligenza artificiale nel 2021, lo devono fare gli accademici, lo deve fare la politica, senza sconti, finte o scorciatoie.

Attualmente è quasi tutto senza controllo. Serve un pacchetto di proposte legislative su Etica, Intelligenza Artificiale e Società digitale ed è già tardi.

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