La strada per portare Mario Draghi al Quirinale potrebbe diventare in discesa. Ma pure in salita, visto che le ultime dichiarazioni di Giancarlo Giorgetti su un “semipresidenzialismo de facto” hanno provocato parecchio dibattito, raccogliendo la replica anche di Giuseppe Conte, che per primo aveva aperto al trasloco del premier al Colle. Ma andiamo con ordine. Dopo le dichiarazioni favorevoli di Matteo Salvini sull’ipotesi di vedere al Quirinale l’ex presidente Bce, arriva pure l’endorsement del numero due della Lega, abituato a recitare il ruolo dello stratega dalle parti del Carroccio. “Draghi potrebbe guidare il convoglio anche dal Quirinale”, dice il ministro dello Sviluppo economico.

Le anticipazioni del libro di Vespa – Parole, quelle di Giorgetti, che come quelle di Salvini sono contenute nelle anticipazioni dell’ultimo libro di Bruno Vespa “Perché Mussolini rovinò l’Italia (e perché Draghi la sta risanando)”. L’esponente del Carroccio spiega che “già nell’autunno del 2020 le dissi che la soluzione sarebbe stata confermare Mattarella ancora per un anno. Se questo non è possibile, va bene Draghi”. Un Mattarella bis, però, al momento sembra completamente escluso. Semmai il problema che fino a questo momento aveva sbarrato la strada della salita di Draghi al Colle è un altro. Negli ultimi mesi era diventata opinione comune che il trasloco da Palazzo Chigi al Quirinale del premier avrebbe fatto venire meno l’esistenza del governo in carica. E quindi, essendo impossibile trovare una nuova maggioranza – sarebbe la quarta di questa tribolata legislatura – il voto anticipato in primavera sarebbe stata una conseguenza naturale. In Parlamento, però, sono ben 661 gli eletti che vedranno maturare la pensione solo a partire dal settembre del 2022: in caso di voto anticipato vedrebbero andare in fumo i contributi versati fino ad ora.

Il semipresidenzialismo de facto – Ecco perché quando domenica Conte ha aperto all’entrata di Draghi al Colle si è subito affrettato ad assicurare che tale ipotesi non significherebbe un automatico ritorno alle urne. Concetto ribadito stasera a Porta a Porta: “Non significa che un attimo dopo si vada alle elezioni. Ricordo che questo governo di unità nazionale è nato perché non c’erano le condizioni per andare alle elezioni. Stiamo parlando di tante ipotesi. E’ chiaro che qualunque sia la soluzione, non ravviso le condizioni per andare a votare un attimo dopo“. Si andrebbe dunque avanti con la maggioranza attuale? “Questo dipenderà – risponde Conte – se fosse Draghi a salire al soglio quirinalizio, verrebbe meno il presidente del Consiglio, è una circostanza non indifferente rispetto ad altre soluzioni, bisognerà vagliare le condizioni“. E Giorgetti come la pensa? Cosa succederebbe al governo in caso di promozione del premire a capo dello Stato? “Draghi potrebbe guidare il convoglio anche da fuori. Sarebbe un semipresidenzialismo de facto, in cui il presidente della Repubblica allarga le sue funzioni approfittando di una politica debole”. Come ha fatto a suo tempo Napolitano, replica Vespa. “Lui l’ha fatto dinanzi a un mondo politico spaesato”, ha precisato Giorgetti. “Draghi baderebbe all’economia“. In effetti si rischia di avere un presidente della Repubblica che lascia a Palazzo Chigi un suo fedelissimo, con l’incarico di gestire la spesa dei fondi del Recovery. Ma non solo, visto che nell’ultimo anno di legislatura ci saranno una serie di incombenze di natura molto politica come per esempio la legge elettorale.

Conte: “Non servono uomini della provvidenza” – Ecco perché la frase sul semipresidenzialismo ha provocato numerose reazioni. “Di sicuro è solo una battuta, se la frase non provenisse da un autorevole esponente del Governo dovremmo considerala eversiva”, dice Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera ed esponente dei 5 stelle. Per Conte “qualunque soluzione sia, anche la più ampia, non dobbiamo auspicare che si stravolga o si alteri il disegno costituzionale. Parlare di semipresidenzialismo de facto, o quasi un di fatto che diventa surrettizio, non va assolutamente bene“. L’ex premier aggiunge : “Ho lavorato fianco a fianco con il presidente Mattarella e credo si sia tenuto ben lontano da un semipresidenzialismo de facto. Non abbiamo bisogno di uomini della provvidenza, l’Italia storicamente deve stare sempre attenta”. E ancora: “Quando parliamo di semipresidenzialismo de facto parliamo di un presidente che eserciti prerogative in modo così attivo da travalicare i confini di un ruolo di garanzie e non lo auspico per il sistema politico. Si parla di debolezza della politica, ma nel Conte 2 abbiamo affrontato una pandemia: se la debolezza della politica fosse stata tale ci saremmo trovati distrutti dalla pandemia. Poi se è debolezza politica è che una forza del 2% possa fare cadere un governo io non parlerei di debolezza della politica ma di un atteggiamento disinvolto di una forza politica che ne risponderà con gli elettori”.

Le altre reazioni – A commentare la dichiarazione di Giorgetti, è pure Mara Carfagna, sua collega ministra nel governo Draghi: “Sono una presidenzialista convinta ma la nostra Costituzione non lo prevede. Draghi sarebbe un ottimo presidente della Repubblica, ed è una ovvietà ma mi sottraggo al toto-nomine per il Quirinale. Ho partecipato a diverse votazioni e l’esperienza mi insegna che il toto-nomine è un esercizio azzardato, tutte le previsioni non si sono mai avverate”, dice la titolare del dicastero per il Sud. Pure in area Pd, il senatore Andrea Marcucci: “Mi sembra surreale che un ministro dia una interpretazione tutta sua della nostra Costituzionale con un sistema semipresidenziale de facto”. “Se Giorgetti ritiene che si debba evolvere verso un sistema semipresidenziale, presenti un ddl e si faccia promotore di una riforma”, provoca Enrico Borghi della segreteria dem. “I sistemi istituzionali non cambiano a seconda di chi ricopre una carica. Sono presidenzialista, ma questo non è il sistema italiano. Se Draghi deve continuare a guidare il paese, come io penso, allora occorre che resti PdC, per scelta netta e trasparente delle forze politiche, scrive su Twitter il leader di Azione, Carlo Calenda. Attacca Giorgetti pure Arturo Scotto, coordinatore di Articolo Uno, che su twitter scrive: “Il punto non è Draghi o meno al Quirinale. E’ che non esiste un Presidente della Repubblica eletto con vincolo politico, eccetto la difesa della Costituzione. Caro Giorgetti, il semipresidenzialismo di fatto è un’idea pericolosa. Un presepe che non mi piace, direbbe Eduardo”.

Opposta la lettura di Ignazio La Russa. “In realtà Giorgetti non dice nulla di nuovo. Gli ultimi presidenti della Repubblica, da Scalfaro a Napolitano, compreso l’attuale, hanno modificato il ruolo del capo dello Stato, tanto da far parlare di una Costituzione di fatto, che attribuisce al presidente più poteri”, dice il vicepresidente del Senato. “Quello che non dice Giorgetti – continua l’esponente di Fdi – è che adesso è tempo di passare dalla Costituzione di fatto a modifiche serie della Costituzione e regolamentare il presidenzialismo o, se si vuole, il semipresidenzialismo, con norme che attribuiscono al popolo il potere di eleggere chi, come dice Giorgetti deve ‘guidare il convogliò…”.

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