“Se passasse la tagliola sarebbe una sconfitta per il Paese, la legge verrebbe affossata. Chiedo che Lega, Fi e FdI la respingano per poi trovare una mediazione“. A rivendicarlo, a margine della Direzione nazionale del Pd, Alessandro Zan, padre della legge contro l’omotransfobia e già relatore alla Camera. Se per mesi lo stesso Zan e il suo partito avevano ribadito come toccare l’impianto della legge (già sotto attacco delle destre e poi tenuta per mesi in ostaggio dal presidente di commissione giustizia al Senato, il leghista Andrea Ostellari, ndr), equivalesse a farla impantanare e affossare, anche per i tempi stretti della legislatura, ora è lo stesso Pd ad aprire al dialogo su un provvedimento già frutto di una mediazione anche alla Camera: “Cosa è cambiato? Non c’è molto tempo, il Parlamento deve occuparsi di legge di bilancio e dell’elezione del presidente della Repubblica, bisogna quindi capire se possono esserci punti di contatto con altre forze politiche per arrivare a una rapida approvazione, ma di una buona legge, quindi senza stravolgere il suo testo“, spiega.
Ma se Lega, Fratelli d’Italia, Forza italia e altri pezzi del centrodestra (senza dimenticare la giravolta di Italia Viva,) insistono per eliminare il nodo dell’identità di genere per approvare la legge, oltre che gli articoli che riguardano scuola e libertà di espressione, Zan non si espone sui punti da modificare: “Per noi non si tratta sull’identità di genere? Intanto la Lega ritiri la ‘tagliola’ domani, altrimenti contraddice la volontà di dialogo, allora è un bluff“, insiste. Per poi chiarire: “L’identità di genere è un concetto già presente nella legge italiana, non viene introdotto con il ddl contro l’omofobia, non lo ha inventato Zan o qualcun altro del Pd, esiste in tante leggi del nostro ordinamento. Dovrebbero presentare un emendamento per toglierlo anche dalla legge sui rifugiati, dall’ordinamento penitenziario. Non capisco perché vogliono togliere un riferimento giuridico che serve a tutelare persone discriminate. Ce lo devono spiegare perché lo vogliono togliere, io ancora non l’ho capito”, ha tagliato corto.
Mentre la capogruppo dem al Senato Simona Malpezzi ha rivendicato la linea tenuta dal Pd in questi mesi: “Soltanto slogan da campagna elettorale la volontà di non toccare il testo? No, quella determinazione ci ha portati in Aula”, ha tagliato corto. Tutto mentre la stessa capogruppo, insieme a Zan, inizierà ora gli incontri con le forze politiche, in vista del voto decisivo a Palazzo Madama sulla richiesta di non passaggio agli articoli avanzata da Lega e FdI. Allo stesso modo anche il presidente della commissione Giustizia, Andrea Ostellari ha convocato un tavolo di maggioranza.

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