L’associazione dei familiari delle vittime di Covid-19 al Pio Albergo Trivulzio di Milano e nelle altre Rsa, Felicita, presenterà opposizione alla decisione della procura di Milano di chiedere l’archiviazione del procedimento sulle morti avvenute lo scorso anno al Pat a causa dell’epidemia di coronavirus.

L’avvocato Luigi Santangelo dello studio Lsm&Associati ha spiegato venerdì in conferenza stampa a Milano che nell’esame dei fascicoli si è giunti a “conclusioni opposte rispetto alla procura di Milano. Nei prossimi giorni presenteremo opposizione alla richiesta di archiviazione. Ci sono state condotte omissive per impedire l’accesso al virus nella struttura e poi la sua diffusione”. Santangelo ha sottolineato che “presenteremo al gip la richiesta di valutare direttamente l’imputazione coatta degli imputati e di restituire ai pm i fascicoli per valutare se ci siano gli estremi per iscrivere gli imputati per violazione delle norme sul lavoro e sulla sicurezza dei dipendenti”.

Le carenze più gravi riguarderebbero la gestione dei reparti, la formazione e la mancanza di dispositivi di sicurezza individuali distribuiti ai dipendenti della Rsa, molti dei quali si sono ammalati. Secondo Santangelo durante la prima ondata del Covid-19 al Pio Albergo Trivulzio si è verificato da parte della dirigenza il “mancato rispetto di alcune regole basilari, conosciute dal Medioevo, come l’isolamento degli infetti, la limitazione dei contatti e la protezione delle vie respiratorie”. Quindi “ci sono state condotte omissive per impedire l’accesso al virus al Pat e poi la sua diffusione nella struttura”, ha aggiunto.

“È chiara la sottovalutazione dei rischi legati al Covid da parte di dirigenza del Pat”, ha continuato il presidente di Felicita, Alessandro Azzoni: “C’è stata un’elusione delle responsabilità, materiali e giuridiche, ma anche morali, rimbalzate da un’istituzione all’altra, dagli individui alle istituzioni e viceversa. Un’elusione in qualche modo consacrata proprio nel provvedimento con cui la Procura di Milano chiesto l’archiviazione del fascicolo a carico del direttore generale del Pat, Calicchio“.

Per Azzoni, dunque, “l’opposizione è obbligata di fronte alle contraddizioni contenute nella richiesta di archiviazione della procura di Milano. Proseguiamo la nostra battaglia per la verità di quello che è successo e per la giustizia per le vittime”. Inoltre, ha continuato Azzoni, “cercheremo anche, magari insieme ai diversi comitati di parenti che hanno avuto vittime nelle Rsa di altri Comuni italiani, che sono ancora in attesa di una decisione della loro Procura, o sono stati già archiviati nelle loro istanze di verità, di fare chiarezza sul tema che riguarda tanto le attuali carenze del sistema che privano gli anziani anche del diritto di non vivere in isolamento, quanto il tema connesso alle vittime collaterali della pandemia dovute a quelle che la procura chiamerebbe ‘criticità generali’, e che imporrebbero la revisione totale del modello Rsa“.

I parenti delle vittime Covid del Pio Albergo Trivulzio di Milano e delle altre Rsa hanno constatato “la grande distanza umana tra i vertici delle istituzioni, totalmente assenti in questi 18 mesi anche solo nel ricordo delle vittime o nelle scuse alle persone colpite dal lutto, e la dignità commovente dei parenti che nelle loro testimonianze hanno sempre espresso parole di dolore, incredulità e sconforto, mai di rabbia e di vendetta”. “Le vittime esistono – ha proseguito Azzoni – i reati anche, e il diritto alla tutela della vita e della salute in questa vicenda è stato negato alle persone più fragili”. Felicita continuerà “la sua battaglia sia culturale che nelle aule di giustizia” con l’obiettivo di raggiungere un “cambiamento culturale etico e politico” e per una “pianificazione trasparente di un sistema di cura a misura della fragilità e in difesa della popolazione anziana”.

Oltre che per i casi del Trivulzio, è stata avanzata la richiesta di archiviazione anche per i molti decessi registrati in altre 7 Rsa milanesi e lombarde. Resta ancora aperto, invece, il fascicolo relativo all’Istituto Palazzolo Fondazione Don Gnocchi di Milano, dov’erano deceduti per Covid 140 ospiti.

Una vicenda, quest’ultima, che ha anche visto il Tribunale del Lavoro di Milano confermare in appello la revoca del licenziamento di Cheickna Hamala Diop da parte delle cooperativa sociale Ampast, che fornisce personale sanitario alla Rsa. Diop, assistito dall’avvocato Romolo Reboa, era stato licenziato il 7 maggio 2020 dopo aver denunciato, con altri 17 colleghi il Don Gnocchi per la carenza di mascherine e la gestione della pandemia. In primo grado il licenziamento era stato revocato il 10 maggio scorso e il 20 ottobre la sentenza è stata confermata anche in secondo grado. Diop, però, nel frattempo ha lasciato l’Italia, dov’era arrivato dal Mali all’età di 10 anni, e si è trasferito a Parigi alla ricerca di una situazione lavorativa più tranquilla.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Reggio Calabria, chiesto un anno e 10 mesi di carcere per il sindaco Falcomatà per la vicenda del Gran Hotel Miramare

next
Articolo Successivo

La richiesta di estradizione per Assange è una intimidazione al giornalismo d’inchiesta

next