In vista dell'udienza del 20 ottobre, il parere non vincolante apre all'accoglimento dei ricorsi delle aziende contro il decreto di sospensione della Corte d'Appello di Milano
Il procuratore generale della Cassazione “smonta” la decisione della Corte d’Appello di Milano che, con il decreto del 27 luglio, aveva disposto lo stop dell’area a caldo dell’impianto siderurgico di Taranto, per la presenza di oltre 2.000 chili di amianto e per alcune norme ambientali ritenute incapaci di arginare l’impatto delle sostanze nocive sulla salute dei cittadini. Alla scadenza dei termini, il procuratore generale ha espresso il suo parere non vincolante in merito all’udienza che il 20 ottobre deciderà le sorti dell’ex Ilva. A suo avviso, l’Autorizzazione integrata ambientale del 2025 è stata erroneamente ritenuta illegittima, i pericoli per la salute e per l’ambiente sono stati “presunti” a partire da dati epidemiologici del passato e la dispersione di amianto non è stata accertata.
Oggi l’Ilva sforna acciaio per l’ultima volta, in attesa del parere della Cassazione che deciderà se dovrà definitivamente chiudere o il decreto della Corte d’Appello va rivisto o cancellato. Il parere presentato lunedì sera, nonostante non sia vincolante, chiede di accogliere alcuni punti sollevati dai ricorsistraordinari presentati ad agosto, da Ilva e Acciaierie d’Italia, contro il decreto del 27 luglio. Secondo il procuratore generale, la competenza del giudice civile a esprimersi sulla vicenda sussiste, quindi non si tratta di un caso di competenza esclusiva del giudice amministrativo, come obiettavano le due aziende ritenendo che l’Aia, essendo un procedimento amministrativo, andava disapplicata dal Tar.
Tuttavia, per la Corte d’Appello di Milano, il diritto alla salute doveva prevalere sul diritto al lavoro, ma nel parere della Procura generale della Corte di Cassazione si legge: “L’obbligo di sospensione presuppone che pericoli ‘gravi e rilevanti’ per l’ambiente e la salute umana siano stati individuati. La Corte d’Appello li ha invece desunti da dati epidemiologici relativi a periodi ampiamente pregressi, dalla mera esistenza di prescrizioni di monitoraggio e da uno scenario produttivo non attuale, senza confrontarsi con lo studio di VIS (Valutazione di impatto sanitario, ndr) redatto successivamente a tutti i rapporti VDS (Valutazione del danno sanitario, ndr) presi in considerazione”. In sostanza, ad avviso del procuratore, è vero che Ilva rischia di avere un impatto sulla salute se dovesse tornare a produrre le 6 milioni di tonnellate autorizzate dall’Aia, ma oggi ne sforna circa due all’anno.
Non solo. Relativamente alla presenza di 2.000 chili di amianto nei cowper, sempre secondo il procuratore, “la Corte d’appello non ha accertato che, nel corso del ciclo produttivo, si verifichi o possa verificarsi un’emissione di fibre dai cowper verso l’ambiente esterno: ha quindi dedotto una pericolosità della sostanza puramente in astratto”. I cowper sono gli impianti utilizzati per preriscaldare l’aria e, sostiene il pg della Cassazione, non è accertato che l’amianto presente possa spargersi in fibre, divenendo pericoloso. Nel frattempo, però, Ilva ha dovuto ottemperare al decreto della Corte d’Appello e gli impianti saranno messi in stand by per non compromettere la struttura nel caso in cui la Cassazione dovesse ribaltare la decisione. “L’esame del fatto omesso – sulla dispersione di amianto e sui pericoli per la salute e per l’ambiente – avrebbe dunque potuto condurre a un diverso esito del giudizio, privando di fondamento la premessa stessa del ragionamento della Corte”, si legge nel parere della Procura.
Resta in contatto con la community de Il Fatto Quotidiano
Accedi o registrati per partecipare alla discussione
Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico
La Redazione
Caro navigatore, cara navigatrice,
non riesci a leggere ilfattoquotidiano.it perché hai negato i consensi relativi alla pubblicità. Per continuare a leggerci accetta i consensi o diventa nostro Sostenitore (in questo modo navigherai senza nessuna inserzione).
Ti ricordiamo che il nostro lavoro ha un costo ripagato dalla pubblicità e dai sostenitori. Il tuo aiuto è per noi indispensabile.
Se clicchi “Accetta i consensi” acconsenti in questo modo al trattamento dei tuoi dati personali mediante l'impiego di tutti i cookie presenti sul sito, fermo restando la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento. Navigherai in modo totalmente gratuito e potrai visualizzare fino ad un massimo di 5 articoli al mese, e vedrai la pubblicità. Che cosa sono i cookie?
Se clicchi su “Rifiuta e Sostienici” sottoscrivi un abbonamento Sostenitore a “ilfattoquotidiano.it”, al costo promozionale di 1€ al mese per 3 mesi. A decorrere dal quarto mese il costo dell'abbonamento diverrà di 5,99€ al mese, il tutto mantenendo le tue attuali impostazioni. Da abbonato potrai navigare senza alcun tipo di pubblicità.
In Edicola
Quest'articolo è riservato agli abbonati Partner
Abbonati a Il Fatto Quotidiano.Facciamo un giornale con un solo padrone: i lettori.
Digital
Partner
Sfoglia ogni giorno i contenuti di FQ IN EDICOLA sul tuo pc e sulla nuova app.