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‘Sistema Sorrento’, il Comune chiede a Coppola e ai suoi complici 3 milioni di euro per “danno di immagine”

Iniziato il processo col rito abbreviato per l'ex sindaco e Lello Il Sensitivo. Intanto emergono le motivazioni del rigetto del patteggiamento a 5 anni: "Fatti di una gravità devastante, dalle confessioni emerge una diffusione del 'Sistema' ben più grave di quella finora accertata"
‘Sistema Sorrento’, il Comune chiede a Coppola e ai suoi complici 3 milioni di euro per “danno di immagine”
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Doveva essere interlocutoria e nella sostanza è rimasta tale, la prima udienza del processo col rito abbreviato al ‘Sistema Sorrento’. Alla sbarra, per ora, solo l’ex sindaco Massimo Coppola e i suoi due principali complici, il sensitivo Raffaele Guida e l’architetto Vincenzo Rescigno, che vi partecipava e metteva a disposizione il suo studio a Maddaloni per le riunioni con cui si spartivano le tangenti sugli appalti e gli affidamenti. Dei tre imputati era presente solo Rescigno.

Il botto arriva a margine, dopo l’ammissione della costituzione di parte civile: si apprende che il Comune di Sorrento ha chiesto agli imputati un risarcimento “per danno di immagine” di 3 milioni di euro. E’ questa la cifra contenuta nell’atto depositato dal legale del Comune, Maurizio Pasetto, su delega del dirigente municipale.

Il giudice di Torre Annunziata Adele Marano ha ammesso la costituzione del Comune, rigettando l’eccezione dell’avvocato di Rescigno, Claudio Sgambato, secondo il quale l’atto era generico e privo dei presupposti fondanti del codice dopo le riforme introdotte ai tempi del ministro Marta Cartabia.

L’avvocato Pasetto ha ribadito l’efficacia dell’atto, sottolineando che l’eventuale risarcimento danni può essere disposto “in via solidale”, con quel che ne consegue. Il magistrato gli ha dato ragione. E ha rinviato in prosieguo al 30 ottobre per sciogliere la riserva su un’eccezione sollevata dagli avvocati di Coppola, Antonio Spagnuolo (su delega di Bruno Larosa) e Gianni Pane. Contestano la nullità dell’ordinanza di rigetto del patteggiamento a 5 anni per Coppola, per omessa notifica all’imputato del nuovo capo di imputazione, concordato tra il pm Giuliano Schioppi e le difese durante l’udienza del 10 luglio.

Secondo il sostituto procuratore l’eccezione va respinta perché la riformulazione riguardava solo l’entità delle somme da restituire e non la sostanza delle accuse, e proprio su quella riformulazione c’era poi stato l’accordo, tra avvocati e procura, sulla proposta di patteggiamento.

Proposta che il 14 luglio il giudice Maria Adele Sabadino ha respinto, ritenendo cinque anni di condanna troppo pochi per fare giustizia dello scempio. Ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere le circa 40 pagine dell’ordinanza di rigetto. Per la dottoressa Sabadino l’inchiesta della procura e della Guardia di Finanza aveva fatto emergere “fatti di una gravità devastante” e che “Coppola e Guida avessero dato vita a una stabile alleanza criminosa, destinata ad andare oltre i singoli reati oggetto di contestazione e finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di delitti contro la pubblica amministrazione”.

E pur apprezzando le collaborazioni dell’ex sindaco e di Lello il Sensitivo coi pm della Procura guidata da Nunzio Fragliasso, il precedente giudice ha sottolineato che “dalle loro confessioni si intuisce una diffusione del ‘Sistema’ ben più grave di quanto accertato sin’ora dagli inquirenti”.