Anche a Genova come nel resto d’Italia sono scesi in piazza i lavoratori dei sindacati di base per lo sciopero generale. Principalmente trainati da SiCobas e Usb, oltre 3mila manifestanti hanno attraversato (e bloccato) la città dalle prime ore del mattino per contestare gli effetti sul lavoro che, secondo le tesi delle organizzazioni sindacali, hanno e avranno le politiche del governo Draghi. “Sblocco dei licenziamenti, delocalizzazioni e costi di una transizione ecologica che rischiano di abbattersi solo sui lavoratori” sono alcuni dei temi che rimarca chi si alterna al microfono in testa al corteo, ma anche critiche all’obbligo di green pass: “Non è chiaramente il primo problema, ma sicuramente è un provvedimento illegittimo che divide i lavoratori – sottolinea Maurizio Rimassa di Usb – mentre temiamo che il Pnrr significherà privatizzazioni e ulteriore erosione dei diritti dei lavoratori”.
Per i sindacati di base i soldi che dovrebbero arrivare con il Piano nazionale di ripresa e resilienza andranno ad avvantaggiare solo le imprese (di qui il presidio sotto Confindustria, accusata anche di aver spinto sulle riaperture in piena pandemia mettendo a rischio la salute dei lavoratori) sacrificando diversi diritti del lavoro. Solidali con la Cgil per l’attacco subito a Roma: “Il nostro sciopero e i nostri cortei sono antifascisti e chi pensa con il pretesto della lotta contro il green pass di attaccare le organizzazioni dei lavoratori sbaglia il bersaglio e strumentalizza per le proprie ideologie una battaglia importante”. Resta la distanza siderale sul piano delle proposte con i sindacati confederali: “Sono perfettamente funzionali alle politiche del governo, sembra servano solo a ratificare le scelte di Confindustria, serve costruire un’alternativa e vogliamo sedere ai tavoli di crisi dai quali spesso veniamo illegittimamente esclusi”. Mentre la parte del corteo guidata da Usb, Cobas e collettivi portuali e antifascisti si dirigeva verso la sede di Confindustria, il Cub e i manifestanti di ‘Libera Piazza Genova’ che portano avanti principalmente la critica al green pass hanno preferito dirigersi sotto la Prefettura, dove sono stati incontrati dal vice prefetto e si sono limitati a ribadire la loro contrarietà al certificato verde.

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