È tornata alla formula che l’ha caratterizzata per tutta la sua storia, eccezion fatta per le mascherine indossate da tutti i partecipanti. Dopo la catena umana dell’anno scorso alla quale erano stati obbligati a ricorrere gli organizzatori causa Covid, è tornata nel suo 60esimo anniversario la Marcia della Pace e della Fraternità che oggi ha percorso i 24 chilometri tra i giardini del Frontone a Perugia, la partenza di quella originaria di Aldo Capitini, e la Rocca Maggiore di Assisi. E lo slogan scelto per questa edizione ha in qualche modo a che fare con la pandemia: I Care (io curo) perché “cura è il nuovo nome della pace”, la parola chiave e il monito di don Milani, inteso come prendersi cura delle nuove generazioni, del pianeta, della democrazia. “Vuol dire rivolgere lo sguardo a chi è indietro”, hanno ripetuto lungo il percorso i partecipanti.

Diecimila gli iscritti ufficiali ma tante migliaia in più le persone che si sono unite spontaneamente creando il solito lungo serpentone nel quale hanno trovato spazio i temi più diversi, dalle devastazioni alla sede della Cgil ai salvataggi in mare. E tra i protagonisti c’erano anche Cecilia Strada e Mimmo Lucano. “Il primo grazie è a tutti voi che avete realizzato il sogno di ritrovarci insieme, perché solo insieme si costruisce la pace”, ha detto ai marciatori Flavio Lotti, coordinatore della PerugiAssisi. Una partecipazione soprattutto di giovani e di enti locali che hanno permesso quasi di replicare le circa 20mila che si registrarono nel 1961 durante la prima marcia voluta da Aldo Capitini. “Dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri e quando siano vicini indossare la mascherina, un segno di cura che deve diventare contagioso”, si sono raccomandati gli organizzatori.

Tra i messaggi agli organizzatori è arrivato anche quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La pace non soltanto è possibile. Ma è un dovere per tutti, Stati, popoli, istituzioni sovranazionali, imprese economiche, forze sociali, cittadini, operare per costruirla” ha sottolineato. “La pace si può costruire dal basso – ha continuato – perché impone coerenza nell’agire quotidiano, nel linguaggio che si usa, nella solidarietà concreta verso chi ha minori risorse e maggiori bisogni, nel rispetto per gli equilibri della natura, nella capacità di prendersi cura di quanti si trovano in difficoltà”.

Per la Marcia ha avuto un pensiero anche Papa Francesco, per il quale “nel fatto che intorno al valore del prendersi cura, riferito agli altri e all’ambiente, si riscontri oggi un’ampia condivisione, possiamo riconoscere un positivo segno dei tempi, che la crisi pandemica ha contribuito a far emergere”.

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