Gli attentati alle Torri Gemelle hanno segnato una radicale trasformazione mutando le nostre abitudini ma soprattutto le tecnologie civili in belliche. Con un capovolgimento sbalorditivo vennero trasformati in strumenti di morte quelli che erano da tutti identificati come strumenti di vita, di comunicazione, di mobilità. I terroristi non hanno avuto bisogno di introdurre dall’esterno armi: le hanno trovate sul campo, sotto forma di oggetti e di pratiche di cui hanno semplicemente invertito il segno, da positivo a negativo.

Si pensi innanzitutto all’aereo di linea, un mezzo unanimemente associato ad attività pacifiche, produttive e/o ricreative, oppure ad un camion che trasporta prodotti alimentari o altra tipologia di merce e che all’improvviso diventano strumento di morte.

Camion e Suv a tutta velocità vengono lanciati sui civili o sui soldati. La tecnica terroristica dell’investimento era stata indicata a suo tempo da Abu Muhammad al-Adnani, portavoce dell’Isis, il quale aveva detto in un suo messaggio che “Se non riuscite a trovare una bomba o un proiettile… usate la vostra auto e investiteli”. La campagna più famosa è stata intitolata Daes, che si traduce con “investire”. Daes è anche un riferimento a Daesh, l’acronimo in arabo di Isis.

Le campagne online sono cominciate con le vignette che istigavano i palestinesi a utilizzare i loro mezzi di trasporto per uccidere gli israeliani: una vignetta raffigura un bambino con in testa la fascia verde di Hamas e al volante di un’auto. Tutto ciò ha avuto una diffusione virale soprattutto sui social network con effetto emulativo. In Italia per frenare tutto ciò sono comparse nelle strade dei centri cittadini una serie di barriere costituite da New Jersey in cemento armato o da vasi sempre in cemento armato. Inoltre un gruppo di ingegneri e tecnici mise in campo un prodotto chiamato “il Betafence”, una recinzione da realizzare per ogni tipo di situazione ambientale e climatica attraverso dei moduli.

Nel dicembre 2003, gli europei appresero dai giornali che il Dipartimento della Sicurezza interna degli Stati Uniti aveva proposto la presenza di guardie armate (i cosiddetti skymarshals) a bordo di voli considerati a rischio. Sugli aerei vennero vietati coltelli, taglierini e forbicine ma a partire dal 2006 entrò in vigore un nuovo regolamento ancora più restrittivo, in particolare sull’utilizzo di liquidi a bordo. Una normativa voluta a livello internazionale dopo una serie di attentati sventati in Inghilterra, in particolare all’aeroporto londinese di Heathrow. Nell’agosto del 2006 il piano dei terroristi era quello di dirottare aerei di linea utilizzando esplosivi liquidi.

Dopo l’11 settembre, uno dei primi accorgimenti per evitare che un passeggero non autorizzato riuscisse a entrare in cabina di pilotaggio è stato dotarle di una porta corazzata. Per entrare nella sezione di comando bisogna ora superare l’ostacolo della porta bloccata e blindata, impossibile da sfondare dall’esterno. A ciò venne aggiunto il body scanner, un dispositivo in grado di scansionare totalmente il corpo del passeggero consentendo così un’ispezione finalizzata alla ricerca di armi o esplosivi senza alcun contatto fisico con gli addetti alla sicurezza.

I body scanner, nonostante le polemiche sulla presunta violazione della privacy dei passeggeri, vennero introdotti anche in Italia. Del resto dopo l’11 settembre, soprattutto negli ultimi anni con l’avvento dell’Isis, si è dovuto fare i conti anche con il cosiddetto jihadista della porta accanto. Se, in alcuni episodi, gli investigatori hanno appurato il legame operativo con lo Stato Islamico, molti degli attentati verificatisi sono stati portati a termine da individui aventi solamente una connessione ideologica con il sedicente Califfato. Si parla spesso di “lupi solitari” per indicare il caso in cui l’azione è stata compiuta da un singolo individuo.

Insomma l’11 settembre è una data di morte ma allo stesso tempo una data dal valore geopolitico importante. La guerra al terrorismo non è mai terminata e la recente nascita dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan rischia di essere l’ennesima rampa di lancio per le organizzazioni jihadiste e i suoi simpatizzanti.

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