“La politica nel 2006 ha introdotto una riforma dopo Tangentopoli e Mafiopoli, riportando indietro l’orologio della storia stabilendo che il procuratore capo è il titolare esclusivo dell’azione penale e il padrone assoluto della procura della Repubblica. Ma quello che conta è eliminare un sistema per cui chi si prende un capo della procura si prende tutta la procura. Non è possibile. Bisogna ripristinare un sistema in cui il capo della procura è un coordinatore ma non abbia discrezionalità”. Così il procuratore generale uscente di Palermo, Roberto Scarpinato, intervenendo alla Festa del Fatto Quotidiano durante l’incontro “La giustizia al tempo dei migliori” con Piercamillo Davigo, Nicola Gratteri e la giornalista Valeria Pacelli (RIVEDI L’INTEGRALE). Facendo riferimento a un caso di Milano, Scarpinato ha aggiunto: “Il procuratore può decidere se iscrivere o non iscrivere un indagato di reato, ma non può esserci questa discrezionalità”. “Io credo che il problema Palamara è un problema che non può trovare una soluzione se noi non eliminiamo una figura di Capo delle procure della Repubblica che è il padrone della politica giudiziaria di interi distretti”, ha concluso.

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