Intimamente fotografa. La regista, produttrice, animatrice culturale, docente Antonietta De Lillo ha iniziato la sua carriera nella fotografia. E attraverso quest’arte dell’istante e dell’istinto ha maturato l’essenza del suo sguardo. Ha dunque il sapore di un ritorno alle origini la splendida mostra fotografica Ritratti di cinema – Antonietta De Lillo fotografa la Mostra, aperta al pubblico da domani 2 settembre fino all’11 settembre nell’ambito delle Giornate degli Autori, (sezione autonoma della 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica) allestita presso gli spazi della neonata Sala Laguna (la nuova sede delle GdA) e del Palazzo del Cinema. Sotto l’obiettivo dell’allora giovanissima fotografa napoletana alcuni dei protagonisti delle due edizioni dirette da Carlo Lizzani, ovvero il 1981 e il 1982.

Nomi straordinari hanno posato per (e con) De Lillo artisti e personaggi della cultura del del calibro di Robert Altman, Primo Levi, Viviana Cavani, Jeanne Moreau, Italo Calvino, Harrison Ford, Mario Monicelli, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Akira Kurosawa, Andrej Tarkovskij, Nanni Moretti, Mario Soldati e Wim Wenders. Al cineasta tedesco è dedicata la cover del catalogo (ed Libreria Dante & Descartes di Raimondo Di Maio con il Centro Sperimentale di Cinematografia), vero gioiello di memorie di quegli anni dallo squisito sapore della pellicola (sia per il cinema che per la fotografia..): Wenders è ritratto con le mani sugli occhi, come non volesse vedere, quasi un paradosso per chi ha fatto del vedere la propria ragion d’essere e di vivere. Eppure questo paradosso è solo apparente “perché quando il momento dello scatto è suggellato dal buio, si chiude l’otturatore, non vediamo più nulla ma è proprio lì – nel non vedere – che avviene il miracolo, l’atto di fede del gesto fotografico” spiega De Lillo. E così si scopre che quell’ “anticamera d’incontro con il cinema” (sempre usando le parole di Antonietta) può riservare ancora sorprese nel suo farsi appunto istinto dell’istante. Nessuna delle immagini tra il bianco e nero e il colore dell’allestimento si rivestono di banalità, ciascuna ha un’originalità diversamente connotata: dall’ironia con cui Nanni Moretti si è fatto fotografare in bagno (in uno dei tre scatti della serie si vede anche De Lillo specchiata che lo fotografa) a Gillo Pontecorvo in costume, passando per un meraviglioso Mario Soldati cinto da un asciugamano bianco “che fingeva di non vedermi”.

Quegli inizi degli ’80 che brillavano delle prime luci successive al buio degli anni di piombo inauguravano il periodo del “tutto è possibile” anche per una giovane fotografa freelance che si “permetteva” di immortalare star di prim’ordine. “Oggi – ne è certa De Lillo – questo sarebbe impossibile per giovani che come me osassero avvicinarsi alle star, ma anche il contrario: questi personaggi erano più liberi di intrattenere un’interazione nel momento in cui veniva loro chiesto di posare. E quello che piaceva a me fotografare era proprio la relazione da oggetto e soggetto, qualcosa che oggi non esiste più, purtroppo”. L’esposizione è prodotta da Marechiarofilm, in collaborazione con le Giornate degli Autori, con il sostegno di Regione Campania, Film Commission Regione Campania, Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e Isola Edipo, in accordo con la Biennale di Venezia.

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