Per alcuni mesi – nella frenetica ricerca di una terapia contro Covid – si è ipotizzato che l’ivermectina potesse essere un’arma contro la malattia scatenata da Sars Covs 2. Ipotesi e studi, come accaduto per altri farmaci sviluppati per malattie diverse, non hanno trovato la conferma scientifica necessaria. Adesso contro questo antiparassitario – già sconsigliato da Ema a fine dello scorso marzo – si è scatenata in maniera forte e inusuale la Food and drug administration. Lo scorso 21 agosto in un tweet l’ente regolatore statunitense ha scritto: “Non siete cavalli. Non siete mucche. Seriamente, a tutti. Smettetela”. Un messaggio indirizzato a quei gruppi che propagandano le fantomatiche cure domiciliari in contrapposizione al vaccino.

A rincarare la dose dopo l’appello dell’Fda anche i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), che hanno segnalato che i casi di avvelenamento da ivermectina negli Usa sono quintuplicati rispetto a prima della pandemia. L’analisi ha visto un aumento dell’uso dell’ivermectina di 28 volte nel mese di agosto rispetto ai livelli prepandemici. Di pari passo sono cresciute le segnalazioni di avvelenamento o di ricoveri per gli effetti collaterali del farmaco.

“L’ivermectina al momento non è autorizzata o approvata dall’Fda per il trattamento del Covid-19 – ammonisce il Cdc -. Inoltre il National Institute of Health ha determinato che al momento non ci sono dati sufficienti per il trattamento del Covid-19, e sono in corso test clinici per avere più informazioni in merito ad un uso futuro”. Anche se il farmaco ha anche qualche uso umano, come ad esempio contro l’oncocercosi o ‘cecità dei fiumi’, almeno negli States c’è chi utilizza quello per uso veterinario o comunque sbaglia il dosaggio. “Gli effetti clinici dell’overdose da ivermectina includono sintomi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea – scrivono i Cdc -. Le overdosi sono associate con ipotensione ed effetti neurologici come una diminuita coscienza, confusione, allucinazioni, convulsioni, coma e morte“.

L’ivermectina fa parte di una serie di farmaci per cui non ci sono prove di efficacia contro il Covid, ma che vengono spesso citati da no vax e cospirazionisti come possibile terapia, oltretutto domiciliare, in contrapposizione ai vaccini. Fa parte di questa famiglia anche la colchicina, un antinfiammatorio, per il quale secondo le linee guida dei Cdc non ci sono prove di efficacia per i pazienti non ricoverati, e la più famosa clorochina o idrossiclorochina, invece già bocciata dopo essere stata sponsorizzata anche dall’ex presidente Donald Trump.

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