L’asteroide Bennu ha un diametro di 500 metri, ed è stato il primo nella storia della ricerca spaziale a essere “agganciato da una sonda spaziale. L’incontro è avvenuto nel dicembre 2018, quando Osiris-Rex, la sonda sviluppata dalla Nasa e lanciata nel 2016, lo aveva raggiunto per prelevare con il proprio braccio robotico dei campioni da riportare sulla Terra e analizzare. Ma Bennu, oltre a essere oggetto di importanti studi da parte di ingegneri e scienziati, può diventare una seria minaccia per il nostro pianeta: secondo un nuovo studio della Nasa, infatti, l’asteroide potrebbe colpire la Terra.

I modelli matematici dicono che la data più probabile in cui potrebbe avvenire la collisione è il 24 settembre 2182: ma mentre è certo che l’avvicinamento di Bennu alla Terra inizierà nel 2135, la probabilità che l’impatto avvenga davvero nella data teorizzata è di una su 2.700, ovvero lo 0,034%. In questo l’agenzia americana rispecchia le stime fatte dall’astronomo italiano Andrea Milani dell’Università di Pisa, scomparso nel 2018. E sempre stando agli studi Usa, le possibilità dello scontro tra Bennu e la Terra aumentano con il tempo, ma rimangono comunque minime: il rischio di impatto fino all’anno 2300 è di circa 1 su 1.750, pari allo 0,054%.

Ma sia Nasa che Esa non vogliono rischiare: nonostante il pericolo stimato sia bassissimo, hanno già avviato la missione spaziale AIDA (Asteroid Impact & Deflection Assessment). AIDA consiste nel lancio nello spazio di due veicoli spaziali per capire se è possibile deviare gli asteroidi attraverso l’impatto cinetico. Le due sonde sono Aim, progettata dall’agenzia europea, e Dart, sviluppata dalla controparte americana. La loro destinazione è il sistema binario di asteroidi Didymos, una coppia di rocce spaziali formata da un corpo più grande dal diametro di 800 metri e dalla sua luna, avente 170 metri di diametro e chiamata Didymoon. Didymos arriverà “vicino” alla Terra 11 milioni di kilometri nel 2022, circostanza che costituirà l’occasione perfetta per l’esperimento.

A fornire tutti i dati preliminari alla progettazione dell’impatto è la sonda Aim (Asteroid Impact Mission): immessa nello spazio nel 2020, si stima che nel maggio 2022 Aim raggiungerà Didymos, diventando la prima sonda a raggiungere un sistema binario di asteroidi in assoluto. Qui, il veicolo dell’Esa comincerà a scattare le prime immagini in alta risoluzione, prima di rivolgere i suoi studi a Didymoon. L’obiettivo di Aim è infatti analizzare la struttura della piccola luna, per comprendere le sue proprietà morfologiche e tutte le caratteristiche necessarie per individuare il punto migliore della superficie dell’asteroide contro il quale verrà lanciato Dart (Double Asteroid Redirection Test). Aim raccoglierà i dati anche attraverso un lander, che studierà la struttura interna di Didymoon attraverso onde radio a bassa intensità. A questo si aggiungeranno anche dei CubeSats, che eseguiranno ulteriori rilevamenti ed esperimenti nelle comunicazioni tra satelliti orbitanti nello spazio profondo. Tutte le informazioni raccolte da Aim verranno poi inviate alle stazioni terrestri attraverso una banda larga con tecnologia laser.

Una volta completate le analisi, Dart lascerà la Terra il 1 gennaio 2022, per poi schiantarsi su Didymoon l’8 ottobre dello stesso anno a una velocità di 6km/s circa. A monitorare l’impatto e le sue conseguenze sarà ancora una volta Aim, che con delle scansioni termiche rileverà la quantità, il tipo e la distanza della nube di frammenti planetari che si solleverà dopo l'”attacco” di Dart. Alle scansioni si aggiungeranno le immagini raccolte e le rilevazioni del lander, per un confronto completo tra la struttura e l’orbita di Didymoon prima e dopo lo scontro, e per trarre conclusioni dall’efficacia dell’impatto di Dart e le conseguenze che potrebbero essere rilevanti per sviluppare un contrattacco alla minaccia – seppur ancora poco plausibile – di Bennu.

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