C’è un’Italia bellissima raccontata sui social quest’anno. Un’Italia che la pandemia ha fatto riscoprire, fatta di borghi storici meravigliosi, di spiagge azzurre, di montagne fresche. C’è un’Italia da raccontare, che gli utenti in vacanza hanno mostrato da mille prospettive diverse, con l’obiettivo puntato verso i tramonti e le albe di ogni orizzonte.

Ma c’è anche un’Italia diversa, che era bella – anzi bellissima – ma che rischia di restare dimenticata: è l’Italia del terremoto, quella del centro Italia, che il 24 agosto del 2016 è stata inghiottita in una notte di polvere, silenzi e sirene spiegate. Oggi sono trascorsi cinque lunghi anni da quella lunga notte, dove chi ha vinto ha perso tutto ma ha salvato la vita. Cinque anni che stiamo a contare ogni volta, uno a uno, pensando che sia davvero l’ultimo a vivere nel ricordo. E invece ogni estate il ricordo si rinnova, perché di fatto è l’unica cosa che ci resta.

Come ogni agosto, una piccola tribù di resistenti ha attraversato le macerie per ritrovarsi di nuovo in uno dei paesi spazzati via dal terremoto. Siamo stati a Visso, una perla incastonata nel parco del monti Sibillini, che rientra tra i tanti borghi più belli d’Italia che non esistono più. Ci siamo ritrovati lì come da 40 anni a questa parte, per trascorre le tanto agognate vacanze e per non darla vinta a chi ha girato le spalle alla ricostruzione.

Abbiamo rinunciato a un’estate “da sogno”, agli sfondi belli sulle foto da mostrare, ma non è stata tanto una rinuncia quanto una scelta, perché il valore emotivo dei luoghi supera ogni maceria. A Ferragosto abbiamo scattato la consueta foto di gruppo con le gru e le impalcature a coprire le montagne – le uniche ancora in piedi a ricordarci che luogo meraviglioso fosse – perché non c’era sfondo più adatto.

È stata una scelta, ma la verità è che non c’è niente di bello in questa decisione, niente di romantico, niente di etico. La vera etica sarebbe quella di non andare o per lo meno di andare e protestare perché la gente vive ancora nei moduli abitativi, perché la ricostruzione pesante non è nemmeno iniziata, perché il restauro conservativo dei borghi medioevali è ancora sotto la polvere e perché questi borghi verranno distrutti dal tempo e dall’incuria ancor più che dal terremoto.

Come biasimare chi è andato via, chi ha lasciato tutto per cercare un po’ di futuro altrove, non è vero che questo paese ha sempre bisogno di eroi. C’è del dovuto, nella ricostruzione e nella riconsegna delle case, che non dovrebbe spettare a noi. A noi spetta il ricordo, la memoria, la cura e la custodia. E forse è per questo che ancora una volta siamo tornati.

Foto: il centro storico di Visso dopo il terremoto

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