“Ho veramente avuto paura di non uscirne più. Ero convinto che sarebbe finita nel peggiore dei modi”. Lorenzo è un passeggero del Regionale Veloce 3922 che nel pomeriggio del 14 agosto è rimasto bloccato per ore sulla tratta Ancona-Piacenza, dopo che un incendio a Ozzano in provincia di Bologna ha interrotto la linea. Lorenzo a ilfattoquotidiano.it racconta di una “strage sfiorata” che ha coinvolto 700 passeggeri, senza che FS inviasse soccorsi né fornisse comunicazioni allo staff sul treno.

All’altezza di Ozzano dell’Emilia, a 11km da Bologna, alle ore 17:30 circa di sabato 14 agosto, il treno si ferma di colpo. Il motivo, secondo la comunicazione data a bordo, è che un incendio, scoppiato proprio nella zone di Ozzano, ha danneggiato i cavi elettrici. I passeggeri vengono lasciati a se stessi: “Nessuno – racconta Lorenzo – ci dà informazioni su quello che sta succedendo”. Poi l’odore di fumo e il primo momento di panico, smorzato dalla capotreno che interviene e fa aprire le porte manualmente con una chiave. Le 700 persone scendono dai vagoni, e per più di un’ora rimangono accanto ai binari senza alcuna messa in sicurezza. “Un posto molto pericoloso“, con “i binari in mezzo e lo strapiombo a destra e sinistra”. Poi arriva la locomotrice a diesel, incaricata di trainare il treno bloccato. I passeggeri salgono di nuovo, il convoglio riparte lentissimo verso la stazione del capoluogo emiliano. Ma dopo un paio di chilometri, un altro stop senza alcuna comunicazione di servizio. La situazione comincia a peggiorare.

“Le porte erano sigillate perché l’elettricità non andava”, spiega Lorenzo. “La capotreno con le chiavi” per aprire le porte e abbassare i finestrini “non si trovava”. Con il passare dei minuti la temperatura comincia ad aumentare: le persone sono stipate nei vagoni, con il caldo della vigilia di Ferragosto e senz’acqua. I passeggeri più fragili, come donne incinte, anziane e bambini, cominciano a stare male. Lo staff di Trenitalia si ritrova impotente. Una volta rintracciata la capotreno, racconta a ilfattoquotidiano.it anche Emanuele, un altro passeggero, “la gente le urlava di fare qualcosa, mentre lei doveva aspettare di ottenere una qualche autorizzazione che nessuno le dava”.

Allora scattano le chiamate ai soccorsi: “L’ambulanza diceva che ci avrebbe raggiunto, ma non è mai arrivata“, dice Lorenzo. Emanuele chiama la polizia ferroviaria, che lo rassicura: la situazione “è in via di risoluzione”. Intanto, sempre più persone accusano malori e il panico cresce: “C’era una donna incinta che non riusciva a respirare“, racconta Lorenzo, “una bambina per terra chiedeva acqua alla mamma che straparlava per la fatica”. “Quando ho visto il mio amico svenire“, spiega Lorenzo, “ho capito che la situazione era molto pericolosa e mi sono attivato”. Come Lorenzo, anche i passeggeri che hanno ancora energie cominciano a soccorrere chi sta più male, mettendo a disposizione la propria acqua e rompendo con il martelletto, in un gesto estremo, le finestre dei vagoni: le immagini sono circolate anche sui social, con le persone a petto nudo per il caldo e le mani insanguinate per le schegge. Le porte vengono forzate e aperte, la gente per prendere una boccata d’aria vi si ammassa così tanto che, spiega Lorenzo, “abbiamo dovuto razionare anche il tempo davanti alle porte, facendo a turno”. Un problema anche dal punto di vista sanitario: “Le mascherine ovviamente non le ha tenute più nessuno“.

Infine, nelle carrozze si riaccendono improvvisamente le luci e l’aria condizionata, “quando ormai la gente era al momento di massima disperazione”, spiega Lorenzo. La capotreno annuncia che il treno, sempre trainato, sarebbe ripartito dopo venti minuti. Un anziano le risponde: “Sì ma tra venti minuti ci saranno quattro morti”. Il convoglio finalmente riparte e viaggia lentamente fino alla stazione di Bologna. Sono le 21:30, quattro ore dopo la prima interruzione a Ozzano. “Ci accoglie la polizia, con tanti agenti spiegati”, dice Emanuele. “Piuttosto di farci scendere, hanno bloccato l’uscita e distribuito dell’acqua: saranno state sei bottiglie per carrozza”, racconta Lorenzo. Aiuti insufficienti e, soprattutto, tardivi. La gente, in stato di shock, vuole solo poggiare i piedi sulla banchina e andare a casa.

I passeggeri vengono fatti scendere. È finita. Ma quello che hanno vissuto non è un semplice disagio, è un trauma che rimane. “Non riesco a non pensarci ancora adesso”, racconta Lorenzo, “Ho visto le persone nella disperazione più brutta: traumatizzate, deboli, indifese”. Per Emanuele, quello che è successo è imperdonabile: “Non ci sono scuse. Eravamo alle porte di Bologna, non a casa di Dio. Nessuno è intervenuto, l’acqua dovevano portarcela là, non quando siamo arrivati a Bologna”. L’unico disservizio di cui si può parlare, secondo Emanuele, riguarda l’intera tratta, “una delle più affollate durante questo periodo dell’anno”. Mentre 700 passeggeri rimanevano intrappolati in un regionale, “i treni dell’alta velocità, i Frecciarossa, passavano senza problemi“.

Da Trenitalia fanno sapere che il treno era già sulla linea al momento dell’incendio e che appena è stato possibile si è provveduto a trainarlo alla stazione di Bologna. “Arrivati a Bologna – spiega la società in una nota – i passeggeri hanno trovato immediatamente un treno funzionante e con l’aria condizionata che ha consentito loro di proseguire il viaggio. Per tutti gli altri passeggeri che avevano perso coincidenze o che non erano comunque diretti a Piacenza, Trenitalia ha disposto bus e taxi per consentire loro di arrivare a destinazione. A tutti e 700 passeggeri circa, che erano a bordo del treno regionale, appena giunti a Bologna, Trenitalia ha provveduto a distribuire acqua per alleviare il disagio”.

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