Quando Ni Xialian faceva il suo debutto nella nazionale cinese di tennistavolo, in Italia nasceva ufficialmente la terza rete televisiva di stato, frutto della riforma della Rai votata nel 1975 e che trasferiva il servizio pubblico dal controllo del governo a quello parlamentare. Era il 15 dicembre 1979 e il TG3 andò in onda per la prima volta. Ni Xialian aveva 16 anni e si era spostata da Shangai a Pechino per poter proseguire la propria carriera sportiva. Una scelta felice, visto che quattro anni dopo si sarebbe laureata campione del mondo di tennistavolo nelle competizioni a squadre e di doppio misto. Quel Mondiale si disputò a Tokyo, la stessa città che oggi accoglie nuovamente Ni Xialian, che a 58 anni è diventata la più anziana giocatrice di sempre nella storia del tennistavolo.

Molte cose sono cambiate da Tokyo 1983 a Tokyo 2020, o 2021 fate voi. La bandiera, in primo luogo, visto che Ni Xialian gareggia per il Lussemburgo, come accade da oltre vent’anni a questa parte. Nessuna naturalizzazione facile modello Qatar, anche perché il Granducato non necessita né medaglie (l’ultima vinta alle Olimpiadi estive risale al 1952 a Helsinki) né titoli sportivi per ottenere rinascimento a livello internazionale, visto che l’atleta di Shanghai già tre anni dopo il titolo mondiale conquistato aveva lasciato la nazionale. Voleva focalizzarsi sugli studi e non avrebbe potuto farlo continuando a praticare uno sport che in Cina era caratterizzato da un livello di competitività mostruoso. Ni Xialian aveva addirittura abbandonato la racchetta quando si era trasferita in Lussemburgo, fino al giorno in cui fu contatta dalla Federazione locale. Le chiesero di allenare la squadra nazionale. Aveva 26 anni e da quel momento decise che questo sport sarebbe tornato a fare parte della propria vita.

Ni Xialian ha dichiarato di aver impiegato dieci anni per diventare una buona giocatrice. Nel 1998 è stata numero 4 al mondo, l’anno successivo è scesa di una posizione. A 37 anni ha partecipato alla sua prima Olimpiade, a Sidney. Si fermò agli ottavi di finale e tornò a casa felice, ripetendosi che andava benissimo così e che era arrivato il momento di dedicarsi alla famiglia. Invece arriveranno altre quattro Olimpiadi, tutte disputate sotto la bandiera del Lussemburgo: Pechino 2008, Londra 2012, Rio de Janeiro 2016 e, appunto, Tokyo 2020. Solo nel 2004, ad Atene, non è stata presente in quanto rimasta lontana dall’attività per ragioni famigliari. Madre di due figli, un hotel da gestire assieme al marito (nonché suo allenatore) Tommy Danielsson, anch’egli giocatore di tennistavolo e anche lui titolare di una carriera internazionale spesa sotto due bandiere: quella della Svezia, paese in cui è nato, e quella dell’Australia, terra della sua prima moglie, altra giocatrice di tennis da tavolo della famiglia.

Qualificandosi alle Olimpiadi di Tokyo, Ni Xialian ha superato il record di anzianità per un atleta olimpico di tennistavolo detenuto dal cinese He Zhiwen, meglio noto come Juanito, come da nickname sotto il quale gareggiò per la Spagna in quattro edizioni dei Giochi olimpici, prima di ritirarsi a 54 anni dopo Rio de Janeiro. Questo però non è l’unico primato detenuto da Ni Xialian: agli ITTF Austrian Open del 2017 disputò contro la giapponese Honoka Hashimoto il più lungo match ufficiale nella storia moderna del tennistavolo. Dopo un’ora, 32 minuti e 44 secondi Ni Xialian riuscì a battere un’atleta all’epoca 18enne e numero 13 al mondo. Ma anche la qualificazione a Tokyo 2020 è stata sorprendente, visto che ai Giochi Europei di Minsk solamente le tre atlete terminate sul podio avrebbero staccato il biglietto per il Giappone. Una selezione durissima. Dopo aver perso in semifinale contro la portoghese Yu Fu, Ni Xilian ha battuto 4-2 in rimonta Xiaoxin Yang (Principato di Monaco), 25 anni più giovane di lei, che solo qualche mese prima la aveva travolta 4-0.

Ni Xilian dice che il segreto del suo successo risiede nella consapevolezza dei propri limiti. La bassa statura e l’agilità ridotta, causa mere ragioni anagrafiche, non le consentono un approccio troppo fisico alla partita. Punti deboli compensati da qualità tecniche, spirito combattivo e un pizzico di esperienza. Quest’ultima è importante, dice, ma non bisogno farci troppo affidamento, perché “l’esperienza è come un computer, quello che contiene è utile ma ogni tanto c’è bisogno di scaricare nuovi programmi”. Anche dopo 42 anni di carriera ad alto livello.

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