L’ultima Lotus con motorizzazione termica tradizionale, non elettrificata, prima dell’avvento delle sportive alimentate esclusivamente a batteria: sarà questo il ruolo (storico) della Emira, chiamata a sostituire in un sol colpo le più spartane e leggere Elise ed Exige, nonché la gt Evora, simile per impostazione e peso (la Emira orbita attorno ai 14 quintali, praticamente il doppio di Elise ed Exige). “La Emira è un punto di svolta per Lotus. Riassume tutto ciò che abbiamo raggiunto fino ad oggi nella trasformazione del business ed è una pietra miliare nel nostro percorso per diventare un vero marchio di auto dalle prestazioni globali” spiega in una nota ufficiale Matt Windle, ad di Lotus, marchio che dal 2017 appartiene ai cinesi della Geely.

Lunga 4,41 metri, l’auto sfrutta un inedito telaio di alluminio e, a riprova della maggiore fruibilità rispetto ai modelli che manda in pensione, può contare su due vani di carico, uno anteriore e uno posteriore, che insieme valgono 359 litri di volume utile. Ma anche il colpo d’occhio nell’abitacolo restituisce il senso di un’impostazione inedita per Lotus, più curata e adatta alla vita di tutti i giorni, come testimoniano i due display da 10,25 e 12,3 pollici, dedicati a strumentazione e infotelematica, i sedili elettrici e le finiture curate come non mai. Non mancano nemmeno i dispositivi di ausilio alla guida al passo coi tempi.

Dietro l’abitacolo ci sarà inizialmente il 3.5 V6 di origine Toyota, sovralimentato con compressore volumetrico e abbinato a un cambio manuale o ad un automatico con convertitore di coppia: capace di erogare fino a 400 CV di potenza, questo propulsore può spingere la Emira fino a 290 km/h di velocità massima, facendola scattare da 0 a 100 km/h in meno di 4,5 secondi. Successivamente, debutterà un’unità a quattro cilindri turbo di 2 litri, di derivazione Mercedes, da 360 CV, accoppiata esclusivamente a un cambio automatico doppia frizione.

Nella mitologia norrena, “Valhalla” è una maestosa ed enorme sala situata ad Asgaror, il mondo divino governato da Odino. Nel vocabolario dell’Aston Martin, invece, indica il nuovo modello a motore centrale del costruttore britannico. L’impostazione stilistica deriva da quella della ancora più esasperata Valkyrie, da cui la Valhalla eredita anche la sofisticatezza aerodinamica. Ne saranno prodotte appena 500 unità, vendute ciascuna a un prezzo attorno agli 1,25 milioni di euro.

Davanti si riconosce la tipica calandra delle Aston Martin, unico elemento di foggia classica di un corpo vettura dove dominano appendici aerodinamiche, splitter ed estrattori: ne risultato circa 600 kg di carico verticale. Costruita attorno a una sofisticata monoscocca di fibra di carbonio (che contribuisce a limitare la massa a 1.550 kg), l’auto è spinta da un powertrain ibrido plug-in (cioè ricaricabile da una fonte di corrente esterna): risulta dalla sinergia di un V8 biturbo di quattro litri di cilindrata, da 750 CV di potenza, e due motori elettrici aggiuntivi, posizionati su entrambi gli assi, in modo da poter contare sulle quattro ruote motrici.

La potenza complessiva tocca quota 950 CV, mentre la coppia motrice ammonta a 1.000 Nm. La trasmissione frutta un cambio doppia frizione a otto marce. Grazie alla tecnologia elettrificata, l’auto può marciare a zero emissioni fino a una velocità di 130 km/h per un massimo di 15 km. Impressionanti le prestazioni: il bolide britannico passa da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e tocca una punta massima di 330 km/h. Numeri che, congiuntamente alla sofisticata aerodinamica, permetterebbero all’auto di completare un giro del circuito del vecchio Nürburgring in un tempo di 6’30”.

Merito anche di pregevolezze tecniche come le sospensioni anteriori push rod – simili a quelle che si vedono in Formula 1 – l’assetto regolabile (anche in altezza), l’impianto frenante carboceramico ed i pneumatici Michelin da 20″ e 21″, appositamente sviluppati. Infine, come sulle automobili da corsa, il sedile è fisso: sono volante e pedaliera a traslare per adattarsi alle misure del pilota. Ancora da svelare gli interni, che comunque potranno contare su un sistema infotelematico evoluto, probabilmente dotato di specifiche funzioni di telemetria.

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