“È il cambiamento, il cambiamento continuo, il cambiamento inevitabile, che è il fattore dominante nella società di oggi. Nessuna decisione sensata può più essere presa senza prendere in considerazione non solo il mondo così com’è, ma il mondo come sarà”.

La citazione di Isaac Asimov è perfetta per il mondo che stiamo vivendo, dove i mutamenti della società sono più veloci dei nostri pensieri, dei cittadini e delle istituzioni. Le rivoluzioni non nascono più con le religioni, con nuove filosofie, o nuovi modelli politici o sociali come in passato, ma è sempre di più una nuova tecnologia, un nuovo prodotto, un nuovo servizio, una nuova innovazione immateriale a rivoluzionare il mondo.

Mark Zuckerberg con Facebook e i social network, Steve Jobs con l’iPhone, Jeff Bezos con Amazon, Larry Page e Sergey Brin con Google hanno rivoluzionato le dinamiche sociali, culturali ed economiche più di qualsiasi presidente di Stato, più di qualsiasi moto rivoluzionario e di contestazione, o azione divergente di cittadini e comunità che dal basso provano a smuovere o modificare il tessuto sociale e politico più diffuso.

Il potere e dominio indiscusso delle nazioni inizia ad essere scalfito per la prima volta dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, la prima multinazionale che rivendica con l’opera di Ugo Grozio nel libro Mare Liberum la possibilità di attaccare e depredare una nave portoghese (Ecologia del diritto. Scienza, politica, beni comuni di Fritjof Capra, Ugo Mattei), e oggi le parti e i rapporti di forza sono completamente ribaltati tra democrazie, popoli e multinazionali. Può andare peggio nella società e cultura post-industriale, o anche definita da qualcuno società dell’intelligenza artificiale?

Nella ricerca “Cultura2030” compare 19 volte la parola intelligenza e in 12 di questi casi si parla di intelligenza artificiale. Il capitalismo immateriale e l’intelligenza artificiale sono gli attori protagonisti del nostro futuro, e mentre questi attori mutano in modo radicale e veloce la nostra realtà, noi cittadini abbiamo una conoscenza così superficiale e così poco diffusa che risulta imbarazzante per la posta e i mutamenti in gioco.

Anche le istituzioni di governo restano inadeguate e solo con un vero coinvolgimento dei cittadini e un ampio processo di trasparenza possono recuperare terreno in questa sfida. Basta ricordare che abbiamo dovuto attendere alcuni scandali come Cambridge Analytica e 14 anni di intercettazioni di massa (Datagate) emerse grazie ad Edward Snowden, che oggi ha asilo politico in Russia, per vedere alcuni avanzamenti sul tema della protezione dei dati dei cittadini in mano alle multinazionali del capitalismo immateriale. Nel 2001 fino al 2015 c’è stata la più grande sorveglianza di massa dell’agenzia statunitense Nsa nei confronti dei cittadini statunitensi e stranieri con la collaborazione di aziende come Apple, Facebook, Google, Microsoft, Skype e Yahoo, intercettando 46 milioni di telefonate in Italia, i capi di Stato o ex capi di Stato come Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy, François Hollande, Angela Merkel grazie a una legge di Bush, prorogata da Obama nel 2012 con la collaborazione dell’intelligence britannica.

Solo dopo aver trasferito per anni i dati di cittadini europei verso gli Usa con il Safe Harbour, l’Europa ha introdotto la General Data Protection Regulation (Gdpr) che pone limiti più stringenti rispetto alla possibilità di utilizzo dei dati personali con sanzioni assai importanti. Di fatto l’Europa arriva dopo che i grandi intermediari immateriali hanno imposto le proprie condizioni in forme di clausole contrattuali accettate dagli utenti. Il capitalismo immateriale fa le leggi e le istituzioni annaspano e inseguono.

E cosa accade sulle intelligenze artificiali? Nulla di diverso. Se nel 2003 avviavo la mia tesi di Ingegneria Informatica su un’applicazione dell’intelligenza artificiale all’Università Federico II di Napoli, l’Europa arriva solo il 20 gennaio 2021 per emanare le linee guida per l’uso dell’intelligenza artificiale in campo militare e civile, e il 19 maggio 2021 il Parlamento ha approvato la relazione sull’uso dell’intelligenza artificiale nell’istruzione, nella cultura e nel settore audiovisivo. Tutto in una grave deficienza di dibattito pubblico e consapevolezza.

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