In Italia “si è passati dalla tutela del lavoro al disprezzo del lavoro” e “così si mette a rischio anche la tenuta della democrazia“. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, usa toni duri per denunciare l’attuale situazione lavorativa e sociale, ribadendo al governo la necessità di cambiare “leggi balorde” e di ascoltare le richieste dei sindacati, a partire dalla piazza del 26 giugno che chiederà la proroga del blocco dei licenziamenti. Landini, intervistato da Repubblica, parte ovviamente dalla morte del giovane sindacalista Adil Belakhdim e dalla “guerra della logistica”. Di picchetti, “anche molto duri, ne ho fatti tanti nella mia vita sindacale”, racconta il leader Cgil, ma “mai e poi mai ho visto un camionista forzare un picchetto, travolgere i lavoratori fino ad ucciderne uno. Mai ho assistito a qualcosa di simile“.

Siamo di fronte “ad uno sgretolamento del tessuto sociale, ad un imbarbarimento delle relazioni umane – aggiunge Landini – Così si mette a rischio anche la tenuta della democrazia”. Ora “domina lo sfruttamento del lavoro, la precarietà del lavoro, l’insicurezza del lavoro. Si è passati dalla tutela del lavoro al disprezzo del lavoro”. Il segretario della Cgil rimanda a tre recenti fatti di cronaca: la morte di Luana D’Orazio, operaia 22enne rimasta schiacciata dal suo orditoio lo scorso 3 maggio. Un attrezzo che, secondo la perizia, era stato “manomesso. Poi la strage della funivia del Mottarone, con i sistemi frenanti “anch’essi manomessi”, dice Landini. Infine, appunto, la morte di Adil, , sindacalista Si Cobas investito e ucciso da un camion nel corso di una manifestazione dei lavoratori nell’area logistica di Biandrate.

“Sono legati dalla stessa logica – è il ragionamento di Landini – il tempo di vita e di lavoro viene piegato al mercato e al profitto e non alla centralità della persona”. Per il segretario della Cgil la colpa è di “una sequenza di leggi” che “ha portato al punto in cui ci troviamo”. La pandemia “ha accelerato tutto, accentuando le forme di diseguaglianze” e contemporaneamente “ha fatto emergere il valore dello Stato sociale“. Per questo, al governo Landini chiede “di non conservare quelle leggi balorde, di innovare. Esattamente come ha fatto nel settore pubblico – grazie all’iniziativa di Cgil, Cisl e Uil – con il decreto Semplificazioni che vincola l’azienda vincitrice dell’appalto a garantire ai lavoratori delle imprese subappaltatrici gli stessi trattamenti normativi ed economici e l’applicazione del medesimo contratto nazionale di settore. Si estenda tale legge a tutti gli appalti nel privato“.

Inoltre, il 26 giugno i sindacati scenderanno in piazza per chiedere la proroga del blocco dei licenziamenti, “l’estensione degli ammortizzatori sociali e di incentivare le strade alternative ai licenziamenti, dai contratti di solidarietà a quelli di espansione. Il governo ci convochi e faccia ripartire il dialogo sociale così costruiremo un’Italia migliore”, è l’invito di Landini. Serve “un nuovo Statuto con il riconoscimento degli stessi diritti alle persone che per vivere devono lavorare”, conclude il segretario Cgil, ribadendo un appello che era già stato lanciato nei giorni scorsi dall’ex premier Giuseppe Conte.

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