È possibile che non sia ancora chiaro a tutti cosa si intende quando parliamo di un nuovo MoVimento; in cosa consista la “novità”. Prima di tutto, e questo è essenziale, il MoVimento nuovo è un movimento degli esclusi e del popolo, che non si limita più soltanto alla critica, ma interviene nella vita del Paese con un’attività positiva e costruttiva che, a partire da organizzazioni impegnate nella riduzione delle disuguaglianze, da cellule di eco-comunità resistenti e di transizione ecologica, deve arrivare in tutte le istituzioni: da quelle locali a quelle regionali, da quelle nazionali a quelle internazionali e in tutte le organizzazioni e corpi sociali utili a promuovere beni comuni e nuovi diritti per la collettività e gli ecosistemi.

È chiaro, dunque, che quando parliamo di MoVimento nuovo intendiamo, prima di ogni altra cosa, un MoVimento in grado di tradurre nella sua politica azioni di contrasto a chi ha fatto dei beni comuni un bene privato che esclude i cittadini senza reddito, i lavoratori, le partite Iva che annaspano e gli imprenditori strozzati dalla finanza, subordinando i diritti dei singoli al possesso di un reddito sempre più elevato. Un MoVimento in grado di tradurre nella sua politica azioni di contrasto alla distruzione del pianeta tramite il degrado sistematico degli ecosistemi, scientificamente accertato, che oggi sono alla mercè di assurde regole di mercato, come se il pianeta con il suo mare, fiumi, montagne, terra, animali e vegetali potesse appartenere a qualcuno di diritto, con il potere di sfruttarlo senza regole, anche sottraendolo ai benefici delle future generazioni.

Noi cittadini esclusi, cacciati dall’Eden sia oggi che domani, abbandonata la posizione di semplice opposizione e critica che abbiamo tenuto nel passato, oggi vogliamo assumerci, accanto ad altre forze democratiche, una funzione dirigente nella lotta per la liberazione del Paese e per la costruzione di un regime di Democrazia partecipata e diretta.

Il MoVimento nuovo è un movimento capace di tradurre, attraverso la propria politica, la posizione degli esclusi, trasformando a questo scopo anche la propria organizzazione. In pari tempo, il MoVimento nuovo che abbiamo in mente deve essere guidato da un corpo sociale nazionale che risolva il problema dell’emancipazione del lavoro nel quadro di un’aumento della qualità della vita e libertà dalla schiavitù della quantità insita nel cieco modello consumistico e di produzione, facendo proprie tutte le esperienze di transizione ecologiche e innovative e di Eco-Equo-Comunità già esistenti nella nazione.

I privilegiati, in particolare la loro parte più avida, egoista e violenta, hanno dato vita a un regime finanziario ed economico, al potere da decenni, che sostiene un’ideologia economica in base alla quale il pianeta è fonte inesauribile di materia, da estrarre senza limiti, mettendo così in crisi tutti gli equilibri ecologici esistenti. Questa ideologia, se guardiamo alla distribuzione della ricchezza nazionale netta, ha condotto al progressivo e inarrestabile vantaggio del 20% più ricco degli italiani a detenere quasi il 70% della ricchezza nazionale e nel contempo a far retrocedere il restante 80% dei cittadini italiani al possesso del solo 30% di ricchezza nazionale (dati sul 2019 di Oxfam). Un’ideologia che si mostra in guerra con gli esclusi e con i più poveri, un’ideologia che non cede neanche di fronte alle catastrofi climatiche, all’estinzione della specie, alle crisi ecologiche e al depauperamento delle risorse della vita come acqua, terra, cibo e aria.

Oggi la salvezza, la resurrezione dell’Italia rimane impossibile senza un intervento della politica, come elemento nuovo di direzione di tutta la nazione, del corpo sociale escluso serrato in un fronte unico con le eco-comunità resistenti e di transizione ecologica, e le organizzazioni impegnate nella riduzione delle disuguaglianze di oggi e delle future generazioni.

Ecco qual è la posizione fondamentale, teorica e storica, dalla quale deriviamo il concetto di MoVimento nuovo, e dalla quale dobbiamo saper ricavare tutta una serie di conseguenze, sia per quanto riguarda la nostra attività politica, sia per ciò che riguarda le forme e i metodi della nostra organizzazione.

*Liberamente tratto dal discorso pronunciato il 24 settembre 1944 di Palmiro Togliatti

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