Gli artisti muoiono? La risposta è no. Franco Battiato non è morto, non può morire perché è un artista. Che cos’è un artista? I Greci non facevano distinzione tra artista e artigiano, ed è giusto ma in questo senso: l’artista è un artigiano particolare, un artigiano immerso nella propria epoca che va oltre la propria epoca, modellando la creta imperitura dell’Assoluto.

Per me Franco Battiato è La voce del padrone, è stato anche molto altro: un artista sperimentale, un rifacitore di canzoni famose, un mistico, un filosofo, un poeta, un pittore, un regista e un siciliano (che non è poco). Essere nati vicino a un vulcano ti segna per sempre, sei condannato a ribollire, a schiumare lava, la lava della creatività.

Dicevo che per me Franco Battiato è La voce del padrone, non mi sono mai sentito così libero ascoltando la voce di un padrone (forse solo con la vita segreta delle piante di Stevie Wonder ho provato le stesse emozioni di libertà espressiva), era un padrone che donava libertà alla canzone italiana, finalmente un autore che parlava d’amore ma in modo assolutamente diverso, non più le solite manfrine insopportabili, stucchevoli, furbe e ammiccanti a generiche emozioni buone per tutte le stagioni e tutti i cuori.

Finalmente ascoltando una sua canzone ti trovavi tra le strade di Pechino nei giorni di maggio a raccogliere ortiche (non le solite margherite del m’ama non m’ama), Battiato ci ha donato un mazzo di ortiche, ricordandoci che un artista deve irritare e non solo consolare, ci ha donato capitani coraggiosi, contabbandieri macedoni, gesuiti ed euclidei, la dinastia dei Ming e un centro di gravità permanente, senza dimenticare le geometrie celesti.

Gli sono particolarmente affezionato anche per motivi personali, ricordo una vecchia trasmissione di Gianni Minà, si parlava delle “canzonette” dei Ricchi e Poveri e Al Bano e Romina, ridicolizzandole, invece lui e Finardi (un altro intelligente) difesero quelle canzonette, ricordando che ci sono pubblici diversi, destinazioni diverse, “codici di geometrie esistenziali” differenti, da vero artista riconosceva il “valore” popolare di certe canzoni come Felicità o Sarà perché ti amo, troppo facile dare addosso a questo “prodotto” tirando in ballo De Andrè o Fossati, a questo gioco al massacro non ci stava e lo disse apertamente, insieme a Finardi.

Come forse qualcuno sa io sono il nipote di Dario Farina, l’autore delle musiche dei più grandi successi dei Ricchi e Poveri e di Al Bano e Romina. Chiusa la parentesi personale, doverosa perché chi sta scrivendo in questo momento sono io: Ricky Farina.

Si potrebbero dire una infinità di cose sull’arte giocosa e raffinata di Battiato, sulla freschezza spirituale che ha donato alla musica italiana, lascio questo compito ai musicologi più esperti di me. Vorrei riportarvi le parole di un amico al quale ho chiesto: che cosa ti piace di Battiato? Lui ha risposto: “La capacità di fare canzoni bellissime con musiche straordinarie: sentivo con quale spontaneità, fluidità gli arrivassero. Amo i suoi continui richiami alla bellezza, le inopinabili accuse al Potere, il giro del mondo del pensiero che ci faceva fare, che ci proponeva, la voglia strenua di stimolare lo spirito. L’esistenza dell’anima è una certezza che ho grazie a lui, laicamente capace di risvegliare la curiosità per essa. Lo amo perché, da
popolano poco letterato, devo a lui molte delle cose che so, lo stimolo ad approfondire. Era un grande stimolatore dei nostri centri mentali, come lui stesso diceva di sé, un comunicatore. Lo piango”.

E vorrei chiudere questo pezzo citando a memoria una sua intervista in cui spiegava “la teoria dello yogurt“. In questa intervista Battiato ricordava un suo periodo di convivenza con una donna, e citava un episodio riguardante tre confezioni di yogurt che aveva in frigo, la sua compagna ne prese una, poi una seconda e alla fine anche la terza, finì tutto lo yogurt. Tutto, capite? Non ne lasciò nemmeno una per Franco. E allora lui la lasciò, una storia d’amore finita, scaduta, per uno yogurt di troppo. Ne avesse lasciato uno, almeno uno, sarebbe stato diverso, avrebbe continuato ad “amarla”.

Ecco che cosa non si può non amare di Franco Battiato, va bene la spiritualità sufi, va bene il misticismo, va bene tutto, ma la rapacità no. La rapacità va punita sempre, soprattutto quella del Potere. Sul ponte sventola bandiera bianca, ma noi non ci siamo mai arresi, anche grazie alla tua arte. Franco, mi hai beccato, io mi metto occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero, anche se sono miope.

Ciao. È bellissimo perdersi nell’incantesimo della tue parole, è bellissimo perdersi…

Post Scriptum: (sms di mio fratello Roberto) “Lo incrociai una volta in via dei Mercanti, era più alto di quanto credessi, passo spedito, occhiali da sole, capelli e falde del cappotto al vento. Vivo e vitale. Quell’uomo ha la musica dentro, pensai”.

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