Dichiaro aperti i festeggiamenti per i 60 anni del beau George Clooney. Divo, anti divo, sex symbol mondiale, testimonial billionaire di Nespresso (il suo sorriso vale 40 milioni di dollari) e di “fikataggine” brizzolata. Ma è uno che fa finta di essere uno come noi. Come noi si è chiuso in casa per il lockdown, ma la sua era una villona a Los Angeles dove poteva pascolare tra prato e piscina insieme ai gemellini di 4 anni, Ella e Alexander, una sola preoccupazione che il figlio asmatico potesse contrarre il virus.

Tante particine non memorabili prima che ci accorgessimo di lui in Out of Sight (1998) e poi Ocean’s Eleven (2001) remake della pellicola Colpo Grosso nel 1960. Ma il suo anno di grazia fu il 2006: candidato all’Oscar per Best Director e Best Original Screenplay per Good Night, and Good Luck, lo vinse invece come Best Supporting Actor per Syriana.

Il suo fidanzamento nel 2009 con Elisabetta Canalis fece di lei la velina più invidiata del pianeta. Le altre le più invidiose. I giornali di gossip andarono in tilt: fu vero amore o solo una copertura per mettere a tacere le voci su sua presunta “gayaggine”? Erano anche gli anni di “Hollywood sul lago di Como” dove comprò una maestosa villa pied sans l’eau. Per i “georgewatchers” che passano al setaccio ogni suo movimento ce l’ha ancora.

Stufo di vestire i panni dello scapolo d’oro a sorpresa sposa l’austera Amal, 17 anni di differenza di età, e alla nascita dei gemellini fu coniato il termine psyco/mediatico “George Clooney Effect”. Il padre di Amal Ramzi Alamuddin (nome completo), illustre professore di Economia all’Università Americana di Beirut arricciò il naso, come genero avrebbe preferito qualcuno più all’altezza della professione della figliola, tostissima avvocatessa di Diritto internazionale, consigliera all’Onu, una che tira fuori di galera giornalisti in posti come l’Azerbaijan o l’Egitto (testualmente chiosa George, carico di ammirazione). Il copione di battute all’insegna della banalità prevede anche: “Mia moglie è più intelligente di me. In famiglia mia moglie è il boss. I miei figli parlano in italiano tra di loro per non farsi capire da me”. Invitato al seguitassimo talk show My Next Guest Needs No Introduction with David Letterman esordisce: “Avresti dovuto invitare mia moglie”. Fa pure finta che la moglie, l’avvocato più fashonista del mondo, gli rubi la scena sul red carpet.

Quel tenerone di George ci fa sapere anche che non ha mai smesso di scrivere lettere d’amore e di metterle sulla sua scrivania e lei fa lo stesso lasciandogliele sotto al cuscino: “Forse è una cosa generazionale e non sarà più così fra vent’anni, ma per me è importante che qualcuno si sieda e trovi il tempo di esprimere un sentimento”. Siamo d’accordo con te, George. E a nome di una coscienza collettiva femminile (omo e genere fluido) ti auguriamo buon compleanno con profusione di amorose lettere.

Ma adesso occupiamoci delle possibili candidate al neo/divorziato più appetibile del mondo, Bill Gates. Tutto il resto è stato già detto.

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