Una stadio del razzo lanciato lo scorso 29 aprile, il cinese Lunga Marcia 5B, è in caduta libera sulla superficie terrestre compresa nelle coordinate 41,5 gradi a Nord e 41,5 gradi a Sud: fascia che comprende anche l’Italia centrale e meridionale. Scienziati ed esperti temono che il rientro “incontrollato” del razzo cinese nell’atmosfera terrestre possa causare una pioggia di detriti. È presto però per trarre qualsiasi conclusione in quanto l’orbita potrebbe subire delle variazioni. “Il rientro – osserva l’esperto – è probabile a metà della prossima settimana, con un’incertezza di alcuni giorni”. Il Long March 5b, modulo centrale della nuova stazione spaziale di Pechino lanciato pochi giorni fa, orbita attorno alla Terra circa ogni 90 minuti, e questo non permette di calcolarne la traiettoria per l’ammaraggio in un punto predeterminato. Nonostante l’impossibilità di calcolarne la traiettoria per il rientro, l’esperto Andrew Jones, sul sito spacenews.com, ritiene probabile che il razzo “finisca in un luogo disabitato, come gli oceani, che coprono il 70% del pianeta”. Inoltre, “le probabilità che un individuo venga colpito da detriti spaziali sono estremamente basse, stimate a 1 su diversi trilioni”.

Nel peggiore dei casi, ha detto all’agenzia di stampa tedesca Dpa l’astrofisico Jonathan McDowell dell’Harvard & Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge negli Stati Uniti, sarebbe “come un piccolo incidente aereo, ma con abbastanza frammenti e detriti da provocare ingenti danni”. È accaduto già in Costa d’Avorio nel maggio 2020, appena sei giorni dopo il primo volo del Long March 5b, quando si schiantò lasciando cadere detriti che hanno danneggiato case e villaggi. È stato il vettore più grande a schiantarsi sulla Terra dai tempi del laboratorio spaziale statunitense Skylab nel 1979.

Segnalata da diversi siti internazionali, la notizia della caduta fuori controllo dello stadio del razzo è stata confermata all’Ansa da Luciano Anselmo, dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isti-Cnr) di Pisa. Il fatto è, rileva Anselmo, che “dopo il lancio lo stadio del razzo è stato abbandonato nell’orbita e non dà più segni di vita”. Si comporta cioè come un “veicolo passivo” e l’unica influenza che subisce è “il freno dell’atmosfera, che lo sta facendo ricadere vero la Terra”. Ad avvalorare i sospetti della caduta incontrollata c’è l’orbita, “analoga sia a quella percorsa nel 2020 dal suo predecessore e nel 2018 dal prototipo della vecchia stazione spaziale cinese. Attualmente – osserva – la caduta potrebbe avvenire nella fascia compresa fra 41,5 gradi a Nord e 41,5 gradi a Sud, e che comprende anche l’Italia centrale e meridionale“. “Il rientro – osserva l’esperto – è probabile a metà della prossima settimana, con un’incertezza di alcuni giorni”.

Una prima versione del titolo di questo articolo non era corretta perché indicava nella sola Italia l’area di caduta dei detriti, mentre invece nella fascia in cui gli esperti ritengono possa cadere la parte del razzo comprende “anche” zone dell’Italia (e la probabilità di rischio per le persone, come detto, è minimo).

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