Mezzo sospiro di sollievo negli stabilimenti italiani di Stellantis, il gruppo automobilistico italo francese sorto dalla fusione tra Fca e Psa. Nel giorno in cui la prima assemblea degli azionisti ha approvato il bilancio delle due aziende e il dividendo straordinario da 1 miliardo legato all’operazione, l’amministratore delegato Carlos Tavares ha incontrato i sindacati e ha affermato di non avere intenzione di ridurre la capacità produttiva in tutto il Paese e neppure a Melfi. Piuttosto immagina azioni finalizzate a fronteggiare il forte calo della domanda di mercato. “Tuttavia non ha fugato tutti i nostri dubbi e timori, che approfondiremo nei prossimi confronti sia a livello locale sia nazionale”, avvertono in una nota unitaria, Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Associazione Quadri. Il confronto proseguirà a partire dalla fine di maggio ed è stata anche rinnovata la richiesta di convocare un tavolo di settore.

“Noi”, ha detto al termine dell’incontro il responsabile nazionale auto per la Fiom, Michele De Palma, “saremo soddisfatti solo quando tutti i lavoratori degli stabilimenti Stellantis in Italia torneranno al lavoro“. Ora sono in cassa integrazione fino al 3 maggio. “Il problema che in questo momento abbiamo è che il governo è completamente assente da un confronto che invece noi riteniamo assolutamente necessario”. Un appello al premier Mario Draghi è arrivato anche dalla sindaca di Torino, Chiara Appendino, che lamenta il “silenzio” dell’azienda sull’Italia e chiede che parte del Recovery Plan serva a rilanciare la filiera dell’auto nel capoluogo piemontese. “Torino è il luogo naturale da cui deve ripartire il rilancio della filiera automobilistica italiana”, si legge nella lettera inviata anche al ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti, in cui l’esponente M5s cita una recente intervista a Le Figaro sui piani di Stellantis per fare della Francia la nazione dell’auto mentre, “per quanto riguarda l’Italia e la città che ho l’onore di rappresentare, per il momento solo silenzio”.

Nelle scorse settimane erano circolate indiscrezioni secondo cui il gruppo avrebbe intenzione di sopprimere una delle linee di assemblaggio dello stabilimento lucano. Una mossa a cui non seguirebbero licenziamenti ma che non sarebbe certo favorevole alle prospettive dell’impianto dove oggi vengono prodotte la 500 X e la jeep Renegade. Quello che è certo è stato fortemente limitato il ricorso a fornitori esterni. Come nel caso dei servizi di pulizia, cosa che ha provocato i primi esuberi nell’indotto.

Per Stellantis il 2020, nonostante le difficoltà dovute al Covid, si è chiuso senza perdite: in pareggio grazie a risultati record del quarto trimestre per Fca, con un utile di 2,2 miliardi di euro per Psa. Tutte e due le società registrano un calo dei ricavi, pari rispettivamente a 86,6 miliardi (-20%) e a 60,7 miliardi (-18,7%). A tutti gli azionisti, come previsto dall’accordo per la fusione, sarà distribuito un dividendo di 0,32 euro per azione ordinaria, in tutto circa un miliardo di euro. Alla vigilia dell’assemblea Exor e Peugeot 1810 hanno raggiunto un accordo di consultazione per rafforzare i legami tra le famiglie Agnelli e Peugeot, assicurando il sostegno a Stellantis “per un successo di lungo periodo”. Il piano strategico di lungo periodo che sarà presentato tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, ha detto l’ad agli azionisti, “sarà un piano offensivo e con rotture significative” e “scelte radicali”, parole che chiaramente non rassicurano i lavoratori italiani. Tavares ha anche detto che il gruppo svilupperà “una strategia vincente” per il mercato cinese, dove produrrà al Citroen X5. L’altro fronte di sviluppo è l‘auto elettrica: “Il nostro obiettivo è quello di triplicare nel 2021 le vendite di auto elettriche rispetto al 2020, raggiungendo le 400mila unità. Nel 2021 il 14% delle auto vendute in Europa da Stellantis sarà elettrificato, con l’obiettivo di arrivare al 38% nel 2025 e al 70% nel 2030, negli Usa al 31% nel 2030. Entro il 2025 ogni modello di Stellantis negli Stati Uniti e in Europa avrà una versione elettrica (pura o ibrida plug-in)”. Verrà anche realizzata una nuova fabbrica per la produzione di batterie in America e ne è prevista una terza in Europa, oltre a quelle in Francia e in Germania.

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