Si va via via definendo l’ambizioso piano di riforme fiscali a cui lavora la Casa Bianca e, in particolare, la segretaria al Tesoro Janet Yellen. Il” Made in America Tax Plan” punta in particolare a raccogliere circa 2mila miliardi di dollari in profitti realizzati all’estero delle multinazionali statunitensi. A questi utili verrebbe applicata un’aliquota del 21% e , di pari passo, verrebbero interdette molte delle scappatoie abitualmente utilizzate per eludere il prelievo. A questo scopo Yellen ha invitato i paesi di tutto il mondo a fissare un’aliquota minima comune su questo tipo di profitti. L’obiettivo è quello di bloccare quella corsa verso il basso che ha contraddistinto la competizione fiscale tra paesi negli ultimi decenni. Nel documento si ricorda come il prelievo medio nei paesi Ocse fosse del 32,2% nel 2000 mentre oggi si attesta al 23%. “Un gioco a somma zero” lo ha definito la segretaria al Tesoro.

Ma nel piano c’è anche altro. A cominciare dall’incremento dell’aliquota sui profitti delle aziende (la nostra Ires, ndr) che risale al 28% dopo che Donald Trump l’aveva abbassata dal 35 al 21%. Il progetto di riforma si propone di dar vita ad un sistema fiscale più equo e che pesi di meno sui redditi da lavoro. Nel documento si evidenzia come la quota delle tasse sui redditi da lavoro sul totale delle entrate federali sia progressivamente salita dal 50% del 1950 fino all’attuale 85%. Viceversa la quota delle aziende si è ridotta dal 28 all’8%. “Le nostre entrate fiscali sono ai livelli più bassi in generazioni e se continueranno a scendere avremo meno soldi da investire in strade, ponti, banda larga e ricerca e sviluppo”, ha affermato Yellen presentando il piano. Gli Stati Uniti risultano essere uno dei paesi con la più bassa incidenza del gettito da tasse sulle aziende rispetto al Pil. Meno dell’1% a fronte di valori prossimi al 3% di paesi come Svizzera, Danimarca, Olanda, Israele, Gran Bretagna. Per la cronaca l’Italia compare poco sopra gli Usa con una quota dell’1,9%. “Scegliendo di competere sulle tasse, abbiamo trascurato di competere sulle abilità dei nostri lavoratori e sulla forza delle nostre infrastrutture. È una competizione autolesionista e né io né il presidente Biden siamo più interessati a parteciparvi. Vogliamo cambiare il gioco” ha affermato Yellen.

Oggi intanto il Fondo monetario internazionale si è nuovamente pronunciato a favore di un riequilibrio dei sistemi fiscali. I governi dovrebbero spingere sugli investimenti pubblici “per assicurare che tutti possano beneficiare della storica trasformazione delle economie. Per sbloccare questo potenziale i paesi avranno bisogno di spendere in modo efficiente e di aver sufficienti entrate fiscali. In molti casi questo significherà una tassazione progressiva e un accordo internazionale su temi come la minimum tax per le aziende“, ha affermato la direttrice generale Kristalina Georgieva. Nel fiscal monitor pubblicato pochi giorni fa il Fondo scrive che “I governi potrebbero valutare un contributo temporaneo da destinare per la ripresa da Covid, tassando i redditi più alti o i patrimoni”.

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