Alzare le tasse ai ricchi che negli ultimi decenni hanno beneficiato di una continua riduzione delle aliquote. (Anche) il Fondo monetario internazionale torna a battere su un tasto su cui pigia ormai da un po’ di tempo. La pandemia ha esasperato dinamiche in atto da tempo come la divaricazione di redditi e ricchezze, e mette una fortissima pressione sulle finanze pubbliche. Va bene il debito ma i soldi bisogna trovarli anche da qualche altra parte. E se tra gli obiettivi c’è anche quello di ridurre le diseguaglianze, il cui eccesso è veleno per la crescita economica, la soluzione è abbastanza ovvia. Chi ha di più deve contribuire di più. Nel nuovo fiscal monitor pubblicato on line due giorni fa il Fondo ricorda che il Covid ha “esacerbato le preesistenti diseguaglianze di reddito e di accesso ai servizi pubblici di base, coma la sanità e i vaccini” e questo rischia di alimentare tensioni sociali.

“Le finanza pubbliche si sono indebolite in molti paesi a causa della pandemia. E per finanziare queste importanti politiche e promuovere una crescita inclusiva, molti paesi dovranno aumentare le entrate e migliorare l’efficacia della spesa”, mette in evidenza il Fondo che, guardando avanti, osserva come la chiusura delle scuole a causa della pandemia potrebbe aumentare le disuguaglianze future, riducendo fra l’altro la domanda per l’istruzione con conseguenze di lungo termine. Il virus farà aumentare di 95 milioni il numero di persone in estrema povertà nel 2020 rispetto alle stime pre-Covid.

Il rapporto ricorda poi, citando gli studi degli economisti Gabriel Zucman ed Emmanuel Saez, come dagli anni ’80 ad oggi le aliquote sui redditi più elevati siano costantemente diminuite. Quindi ci sono margini per reintrodurre una maggiore progressività. O direttamente sui redditi o sulle imposte che gravano su guadagni da capitale e investimenti che, in larghissima partem si concentrano tra le fasce più abbienti della popolazione. Mentre crescono nella parte “alta”, le tasse dovrebbero ridursi nella fascia “bassa”. Giova notare come sia gli Stati Uniti che la Gran Bretagna abbiano già iniziato a muoversi in questa direzione con gli ultimi provvedimenti legislativi adottati, nuovo piano di aiuti contro la pandemia e legge di bilancio.

Il Fondo torna anche a citare l’ipotesi di una tassa sulle grandi ricchezze. Secondo alcune simulazioni un prelievo dell’1% sui patrimoni dell’1% più ricco dei paesi avanzati potrebbe ridurre le diseguaglianze ed accrescere le entrate tra lo 0,4 e lo 0,6% del Prodotto interno lordo. Per l’Italia significa un gettito tra i 6 e i 9 miliardi di euro. L’Fmi ricorda anche come questo tipo di prelievo presenti difficoltà pratiche. Gli Stati che intendono adottarla dovrebbero quindi prima di tutto cercare di neutralizzare le scappatoie fiscali che consentono di nascondere le ricchezze. Nel rapporto si sottolinea altresì come secondo diverse indagini segnalino un forte aumento del gradimento verso queste forme di prelievo sia negli Stati Uniti che nei paesi europei.

In questo senso va letto anche la recente indagine condotta da Tax Justice Italia, e anticipata da Il Fatto Quotidiano di giovedì, da cui emerge che due italiani su tre sono a favore di una patrimoniale per reperire risorse contro l’emergenza Covid. La proposta sottoposta al giudizio degli interpellati è quella di un prelievo dell’1% per le ricchezza al di sopra degli 8 milioni di euro, che potrebbe fruttare fino a 7,6 miliardi di euro. Da sottolineare come il gradimento sia trasversale con alte percentuali anche tra gli elettori di partiti come Forza Italia (66%), Lega (65%) e Fratelli d’Italia (59%). Il Fattoquotidiano.it ha promosso una petizione, ormai vicina alle 80mila sottoscrizioni, per sollecitare l’introduzione di un prelievo sui patrimoni oltre i 50 milioni di euro da utilizzare per aiutare le categorie più colpite dalla pandemia.

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