Di questa epoca sospesa, in cui si attende con impazienza l’uscita dalla pandemia, si è già detto molto. Dagli allarmi per le conseguenze psicologiche e sociali sui ragazzi si passa alle preoccupazioni per un sistema sanitario che si occupa solo di Covid, spesso per necessità, a volte per comodo. C’è chi si preoccupa del futuro prossimo, per lamentarsi o per mettere in allarme sulla superficialità di un mondo che non sa guardare gli iceberg e rischia perciò di sbatterci contro affondando coi suoi passeggeri. Quello che segue è il racconto di un iceberg.

Dialogo non troppo immaginario fra un docente e un genitore in epoca pre-Covid: “La ragazza mi chiede continuamente di andare in bagno anche a casa beve moltissima acqua?”. “Ha visto quanto è cresciuta di statura? Avevo notato questo dimagrimento, andremo dal dottore”. I casi di diabete mellito (detto anche di tipo 1) si scoprono così, osservando i ragazzi e facendo prevenzione. Non sono disponibili terapie per prevenirlo, ma alla comparsa dei sintomi d’esordio (bere e urinare molto associati alla perdita di peso) è fondamentale rivolgersi al pediatra per effettuare accertamenti. Vitale la scuola, dove i giovani trascorrevano e speriamo tornino a trascorrere buona parte della giornata; i docenti possono empiricamente fornire alle famiglie informazioni sulle anomalie che osservano e attivare allarmi vitali. Lo fanno già per tanti aspetti, cogliendo indizi che sottopongono alle famiglie; se informati possono farlo anche per questo. Lo stesso per gli istruttori sportivi, a impianti aperti, e per tutti quelli che vivono a contatto coi ragazzi.

Un anno fa lo studio nazionale sul Diabete della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (Siedp), autrice di pregevoli campagne di sensibilizzazione, segnalava l’aumento dei soggetti diabetici con forme severe di Dka (Diabetic Keto-Acidosis), verosimilmente legato ad un accesso tardivo ai servizi sanitari causato dalla pandemia da Sars-Cov-2. La Dka è una complicanza del diabete mellito di tipo 1, la più frequente forma di diabete nei bambini, una malattia cronica che richiede la somministrazione più volte al giorno di iniezioni di insulina, associata ad un monitoraggio glicemico, una dieta sana e un’attività fisica regolare. In Italia il 40-50% dei nuovi casi di diabete mellito esordisce con Dka (dati del 2020 pubblicati sulla rivista internazionale Diabetologia). La Dka è una delle principali cause di morte e disabilità nei bambini con diabete di tipo 1 ed è quasi sempre legata ad un riconoscimento tardivo dei sintomi della malattia.

Il diabete mellito di tipo 1 non è causato da una dieta ricca di zuccheri o dal sovrappeso, neanche da particolari mutazioni genetiche: è una malattia autoimmune che colpisce in soggetti predisposti le cellule del pancreas che producono insulina. In Italia sono circa 16.000 i bambini e adolescenti che convivono con il diabete mellito di tipo 1, nel mondo ne sono affetti oltre un milione di ragazzi (International Diabetes Federation, Idf), tanti almeno sono quelli censiti perché vivono in paesi dotati di strutture medico-sanitarie. Il riconoscimento precoce è fondamentale nell’abbattimento del numero dei casi di morte e disabilità. I bambini in età prescolare, ragazzi ed adolescenti appartenenti alle minoranze etniche presentano tassi di Dka più elevati, questi ultimi per la condizione di difficoltà famigliare e sociale. L’incidenza della Dka nei diversi Paesi dell’Unione Europea è variabile, bassa nel nord e più forte nel sud, probabilmente perché nei paesi del nord l’abitudine all’osservazione dei ragazzi è più diffusa, insieme alla cultura della prevenzione: il ragazzo che manifesta sintomi allarmanti viene segnalato visitato prima che il diabete degeneri in Dka.

Una realtà importante, che non ha mai smesso di funzionare in quest’anno speciale, è il Centro di Diabetologia Pediatrica dell’Ospedale Regina Margherita di Torino, oltre 600 pazienti seguiti (fonte dei dati di questo post). I bambini 0-14 anni presi in carico con diabete tipo 1 nel solo 2020 sono stati il 20% in più dell’anno precedente. Fra tutti i pazienti del Centro, il numero di soggetti Dka alla diagnosi è cresciuto del 15% rispetto all’anno precedente, arrivando al 49% del totale dei ragazzi seguiti. Dunque è notevolmente aumentata l’incidenza dei ragazzi a cui viene diagnosticato il diabete mellito di tipo 1 a seguito di gravi crisi che hanno accompagnato il manifestarsi della malattia.

Questo è di uno degli iceberg, neanche il più importante, tranne che per chi ci sbatte contro. Nel mare della società del Covid di iceberg ne galleggiano molti, alcuni coinvolgono le giovani generazioni e sono perciò destinati a riverberarsi a lungo tempo nei loro effetti. Non stupisce che ci sia chi fa finta di non vederli; dispiace che ci si debba aggrappare alla speranza che chi ha il potere organizzi risposte all’altezza.

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