È ancora bloccata nel canale di Suez la nave Ever Given, la portacontainer battente bandiera di Panama che da martedì si è incagliata, nel pieno di una tempesta di sabbia, all’interno dell’unico collegamento che permette di accedere direttamente al Mediterraneo dall’Oceano Indiano senza dover circumnavigare l’Africa. La Ever Given, che trasporta merci tra l’Asia e l’Europa, è lunga 400 metri e larga 59: poco meno della larghezza del canale nei punti più stretti. Da tre giorni si tenta di liberarla utilizzando draghe e scavi, oltre che con l’aiuto delle alte maree, ma senza risultati. L’interruzione del passaggio inciderà su circa il 12% del commercio mondiale, secondo i dati resi noti dal Centro Studi di Intesa Sanpaolo. Secondo una nota dell’Autorità del canale, citata dall’emittente al-Jazeera, al momento sono circa 200 le navi in attesa di attraversare il canale. Le operazioni per disincagliarla si stanno rivelando molto difficili e si prevede che il blocco potrebbe durare anche “settimane”, con ripercussioni preoccupanti sul commercio mondale.

Il flusso delle merci – Si stima infatti che il blocco del Canale fermi traffico marittimo per un valore di circa 9,6 miliardi di dollari al giorno. Nonostante l’anno disastroso per l’economia, i transiti attraverso il Canale sono stati poco danneggiati dalla pandemia, rimanendo sostanzialmente invariati e oltrepassando il miliardo di tonnellate di merci nel 2020. Il numero totale di transiti l’anno passato è stato di 18.829 navi, in termini finanziari: terzo anno più ricco nella storia del Canale, i cui ricavi per il 2020 sono stati pari a 5,61 miliardi di dollari. “Le perdite del Canale a causa dell’interruzione della navigazione hanno raggiunto i cento milioni di dollari – afferma una fonte dell’Authority che gestisce la grande via d’acqua egiziana – ciò si aggiunge a quello che il Canale pagherà come indennizzo alle navi”.

“Giorni o settimane per disincagliarla” – L’armatore giapponese Shoei Kisen Kaisha, proprietario della Ever Given, ha avvertito che si stanno incontrando “estreme difficoltà” a disincagliarla e ha ammesso di non sapere quanto tempo ci vorrà a liberarla dalle sabbie. Per spostare questa “pesante balena spiaggiata”, potrebbero essere necessari anche “giorni o settimane“, spiega il capo della Smit Salvage, una società olandese specializzata in questo tipo di operazioni che ha partecipato fra l’altro alla rimozione sia del relitto della Costa Concordia davanti all’Isola del Giglio svuotandone le cisterne, sia di quello del sottomarino nucleare russo Kursk. Smit Salvage ha inviato a Suez un team di tecnici e l’Autorità del Canale di Suez ha sottolineato che sta intervenendo con due battelli-draga, quattro scavatrici e nove “rimorchiatori giganti”.

Per l’Italia nel canale il 40,1% dell’import-export marittimo – Il canale di Suez è un’allettante scorciatoia per portare merci dall’Asia all’Europa e viceversa senza dove fare il periplo dell’Africa e allungare il tragitto di due settimane: vi transita circa il 30% dei container in giro per il mondo (quasi 19 mila navi l’anno scorso) e circa il 12% del commercio mondiale, soprattutto petrolio (in media 1,74 milioni di barili al giorno l’anno scorso) e grano. Per l’Italia si tratta del 40,1% dell’import-export marittimo, ossia 82,8 miliardi di euro (dati del Centro Studi di Intesa Sanpaolo). Una stima rilanciata da Bloomberg che indica in 9,6 miliardi di dollari al giorno il valore del traffico marittimo bloccato a Suez. Dopo una fiammata del 6% mercoledì, nelle ultime ore le quotazioni del petrolio sono scese di oltre 5% su timori per l’evolversi della pandemia. Analisti prevedono problemi di approvvigionamento per industrie che contano su forniture “just in time” come l’automotive e giganti dei trasporti come Maersk and la tedesca Hapag-Lloyd hanno rivelato che stanno valutando opzioni per aggirare il blocco, incluso il periplo del capo di Buon Speranza. L’authority del canale, che incassa quasi sei miliardi di dollari l’anno, ha ammesso di aver cominciato a perdere cento milioni di dollari al giorno senza contare gli indennizzi che saranno dovuti agli armatori.

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