di Pietro Francesco Maria De Sarlo

Per evitare che Antonio Polito tiri ancora fuori la “schadenfreude” dei meridionali nei confronti delle disgrazie dei lombardi sulla sanità, preciso che non trovo alcun compiacimento nel constatarne il tracollo. La gran parte della mia vita lavorativa l’ho passata a Milano e come tutti sono cresciuto nella convinzione che all’ombra della Madunina e di Sant’Ambroeus le italiche genti potessero trovare conforto e guarigione da ogni malanno. Ma le cose non stanno, purtroppo, così e non solo per l’Aria, che mai è stata eccellente in quei paraggi, o per le rivincite di Gallera rispetto alla Moratti.

Il punto è che la sanità lombarda, oltre ad essere stata tra le più chiacchierate e processate d’Italia, è anche quella che costa di più. Infatti, stando ai Conti Pubblici Territoriali, nel 2018 si sono spesi ben 2.532,79 euro per abitante e con un incremento rispetto al 2009 dell’1,1%, una delle poche regioni italiane in cui si è visto un segno più. Per dare una idea, si è speso in Lombardia il 59% in più della Campania dove, sempre nel 2018, si sono spesi 1.593,11 euro per abitante e con una riduzione dell’8,5% rispetto al 2009.

Per la cronaca, mentre scrivo, in Campania sono state utilizzate l’87,7% delle dosi di vaccino consegnate e in Lombardia l’80%. Sorpresi? Tenetevi forte.

Per le politiche sociali, che insieme a quelle per la sanità rappresentano il 50% circa delle spese regionali monitorate dai Cpt, nel 2018 in Lombardia sono stati spesi 6.711,16 euro per abitante. E in Campania? Solo 4.672,77!

E ora un indovinello, anzi due. Dove c’è, o dovrebbe esserci, la migliore sanità italiana? In Lombardia o in Campania? E come mai c’è più disagio sociale in Campania invece che in Lombardia? “Ma in Lombardia si pagano più tasse!” direte voi. Ma se accettiamo il principio della progressione impositiva si vede che se in Lombardia, che è la regione italiana con il Pil pro capite più elevato con 39.768,14 euro per abitante nel 2019, il rapporto delle imposte centrali pagate rispetto al Pil è pari al 42%; in Campania, che è la 19esima regione per Pil pro capite con soli 19.192,56 euro, si pagano imposte in una misura pari al 40,44%: una differenza risibile.

Giusto per dare ulteriori elementi di riflessione la regione con la maggiore incidenza di imposte sul Pil pro capite è il Lazio, 45,53%, mentre il Veneto ha il 40,82%, e il Nord Est, che ha un reddito pro capite di 35.593,6 euro, paga il 40,81% di imposte a fronte del 41,2% delle isole, che però hanno un Pil pro capite di solo 19.211,1 euro.

E ora speriamo che il Covid, oltre a tante vittime innocenti, uccida anche il pregiudizio con cui si è fino ad ora governata l’economia italiana. Grazie a Carlo Azeglio Ciampi, che volle i Conti Pubblici Territoriali, per noi terroni è uno spasso: non ci fregate più! Battute a parte però una riflessione complessiva sul sistema sanitario e della equità territoriale va fatta. Se non ora quando?

Abbiamo ora 209 miliardi di euro portati a casa da Conte da spendere ma, come si vede, occorre mettere mano non solo agli investimenti e alle spese straordinarie ma anche alla spesa corrente e alla evasione fiscale per una distribuzione più equa delle risorse pubbliche tra i cittadini italiani. Sarebbe ora, al di fuori da ogni retorica sui 160 anni dall’Unità d’Italia, che tutti i cittadini italiani abbiano pari doveri e pari diritti, a prescindere dal luogo in cui vivono.

Draghi recita in tv: “Il governo ha intenzione di fare il maggior numero di vaccini nel minor tempo possibile!”, il ministro dell’Economia proclama “Occorre diminuire il divario Nord-Sud”. Meno male! Ma è un po’ come quello che c’è scritto nei contratti tra l’Europa e Big Pharma: “AstraZeneca farà il migliore sforzo possibile per consegnare…”. Dal governo dei Migliori a quello dei Qualunque è un attimo: avvisate la stampa!

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