Chiedo scusa se tratterò un caso personale. Ma lo faccio unicamente perché poi tanto personale non è ed è anzi emblematico di un malcostume che, nelle pieghe stesse della legalità, ha affossato le migliori leggi. Mi riferisco all’ecobonus per le ristrutturazioni, che consente detrazioni fino al 110% per lavori di miglioramento energetico degli edifici. Una legge sacrosanta, che mette mano finalmente a un patrimonio immobiliare inefficiente e inquinante, con agevolazioni senza precedenti. “Un’occasione da non perdere, puoi fare i lavori senza sborsare un euro” mi ripetono tutti.

Così mi metto nell’idea di ristrutturare una piccola casa in campagna e chiedo un preventivo a un’impresa della zona. Dopo qualche giorno arriva un preventivo monstre, neanche fosse un attico in via Montenapoleone. Altri operatori mi confermano l’amara verità: con la nuova legge i prezzi sono aumentati almeno del 20%. Almeno. Tanto paga lo Stato, perché non approfittarne? Infatti togliendo le varie detrazioni viene una cifra quasi affrontabile, con un po’ di coraggio.

Ma c’è un particolare. La maggior parte della spesa è direttamente scontata in fattura al 50%, mentre il resto rientra nel superbonus al 110% e, se non vuoi pagare subito, devi cedere il credito a una banca. Così vado dalla mia, una banca locale, di quelle attente al territorio e, naturalmente, alla sostenibilità.

Sono fiducioso. La vicedirettrice è gentile, spiega con chiarezza e precisione. Ma mentre parla sento una specie di cappio che si stringe. “La nostra banca ha capito subito che poteva essere un business”, premette. E lo è, per loro. Del 110% di credito fiscale ceduto, la banca ti riconosce solo il 91%. Ma quello è il meno. Se non vuoi sborsare subito la somma devi accendere un prestito quinquennale o decennale al tasso del 4,5%, sempre che il tuo reddito lo permetta e la banca si senta sufficientemente garantita.

“Ma, precisa, lei pagherà solo per il periodo dei lavori”. E poi? Se tutto va bene – sottolineamo SE – dovresti maturare un credito nel tuo “cassetto fiscale” e a quel punto lo cedi alla banca e estingui il debito, sperando che il 91% accordato copra tutti i costi.

Ma come si fa a maturare il credito? E qui il gioco si fa duro. Devi produrre una trentina di documenti prima, durante e dopo i lavori, guai a sgarrare di una virgola. Dunque mica puoi farlo da solo, devi affidarti a dei professionisti. Anche a questo ci pensa la banca. Con un altro 3% circa sull’importo sei seguito da una società partner e a quel punto dormi sonni tranquilli, si fa per dire. Ma non posso scegliermi un altro professionista? Certo che no.

E arriviamo a fine lavori. Se non ci sono stati imprevisti – ribadiamo SE – dopo aver pagato gli interessi di periodo e i super consulenti, fronteggiato eventuali extra-costi e un principio di insonnia, potrò finalmente incassare il credito e chiudere le pendenze? “In teoria sì”. E in pratica? “Dipende dai tempi dell’Agenzia delle entrate”. La quale potrebbe rimborsarti dopo mesi, magari un anno, la burocrazia si sa, o ancora eccepire sui documenti presentati o chiederne di nuovi, e così via. E in quel caso? Devi continuare a pagare le rate sul prestito naturalmente, interessi e capitale.

Che sarà mai. Avrai pure arricchito persone, banche e imprese a spese tue e della collettività, riempito centinaia di moduli e prodotto chili di carta senza capire esattamente il perché, non parliamo nemmeno dello stress correlato e del tempo impiegato. D’accordo. Ma alle fine avrai ristrutturato casa e ripenserai finalmente a quelle parole: “un’occasione da non perdere…”.

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