I ricercatori di Oxford hanno pubblicato un nuovo studio (su The Lancet) sull’efficacia del vaccino Astrazeneca. Il composto, a vettore virale, ha un’efficacia dell’81,3% quando la seconda dose viene somministrata a 3 mesi dalla prima, contro un’efficacia del 55% se il richiamo viene fatto entro le 6 settimane. Inoltre una singola dose è altamente efficace nei primi 3 mesi dopo la somministrazione: al 76% a 22 giorni dall’inoculo. Sono i risultati chiave di un’analisi post-hoc condotta sui dati della sperimentazione di fase 3 che ha coinvolto 17.178 partecipanti over 18 tra Gran Bretagna, Brasile e Sudafrica. Risultati che confermano quelli diffusi come preprint a inizio febbraio.

Lo studio include anche stime aggiornate sull’efficacia complessiva di due dosi standard del vaccino contro la malattia sintomatica, confermando che da 22 giorni dopo la prima dose non ci sono stati ricoveri o decessi tra chi ha ricevuto il prodotto-scudo, rispetto a 15 casi nel gruppo di controllo. Secondo gli autori, i risultati pubblicati supportano ulteriormente la strategia che prevede di allungare l’intervallo fra la prima e la seconda dose, attuata nel Regno Unito e suggerita anche dall’Organizzazione mondiale della sanità. “È probabile che, almeno a breve termine, l’offerta di vaccini sia limitata”, commenta l’autore principale del lavoro, Andrew Pollard dell’università inglese di Oxford. In questo scenario, “i decisori politici devono quindi decidere la somministrazione migliore per ottenere il massimo beneficio di sanità pubblica” dalla profilassi. E “in caso di offerta limitata – sottolinea lo scienziato – l’approccio che prevede di vaccinare inizialmente più persone con una singola dose può fornire una maggiore protezione immediata della popolazione, rispetto alla vaccinazione di metà persone con due dosi”. Tuttavia, tiene a precisare Pollard, “a lungo termine una seconda dose dovrebbe garantire un’immunità di lunga durata, pertanto incoraggiamo tutti coloro che hanno ricevuto la prima dose a fare anche la seconda”. I ricercatori puntualizzano infatti che “non è ancora chiaro per quanto tempo possa durare la protezione di una singola dose di vaccino, perché i risultati dello studio sono limitati a un massimo di 3 mesi. Per questo motivo si consiglia comunque la seconda dose”.

“Le evidenze che abbiamo disponibili sono che somministrando la seconda dose a 12 settimana dalla prima, l’efficacia del vaccino AstraZeneca è nell’ordine dell’82% per tutte le forme di Covid-19 indipendentemente dallo loro gravità. Per le forme più gravi questa copertura è invece significativamente superiore” ha spiegato il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, alla conferenza stampa organizzata dal ministero della Salute sull’analisi del monitoraggio regionale della Cabina di regia. “La posizione della Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco, in linea con il Consiglio superiore di sanità Css, è che la somministrazione del vaccino AstraZeneca ai soggetti tra 18 e 55 anni era solo legata alla consistenza numerica dei dati relativi al numero de soggetti vaccinati. Dai 55 ai 65 la casistica è più limitata ma non c’è alcuna controindicazione o ragione per non considerare anche in questa fascia di età la somministrazione del vaccino di AstraZeneca. Ciò va fermamente ribadito”.

Lo studio su The Lancet

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Varianti Covid, il presidente di Moderna: “Ipotesi terza dose. Ma a noi bastano due settimane per sviluppare vaccino diretto”

next
Articolo Successivo

Covid, anche tassi-furetto e conigli tra gli animali sotto osservazione dell’Oms per capire come è avvenuto il salto di specie

next