Rivedere l’export dei vaccini dall’Unione europea verso paesi terzi. Una decisione in linea con quanto espresso dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e adottata alla luce dall’andamento della campagna vaccinale, rallentata dai tagli nelle consegne delle dosi di AstraZeneca. Non solo per il primo, ma anche per il secondo trimestre 2021. Eric Mamer, portavoce dell’Esecutivo comunitario, ha dunque annunciato che “la Commissione europea adotterà domani una revisione del meccanismo di autorizzazione.e trasparenza sull’export” dei vaccini. Introdurrà i principi di reciprocità e di proporzionalità tra gli elementi da valutare per il via libera alle esportazioni, includendo la situazione di avanzamento delle immunizzazioni nel Paese di destinazione delle dosi, e se la casa farmaceutica stia rispettando i contratti stipulati con l’Ue.

La decisione da Bruxelles arriva nel giorno in cui anche la direttrice generale della direzione Salute della Commissione europea, Sandra Gallina, torna ad attaccare per i suoi ritardi AstraZeneca e ricorda che “l’Europa è un continente aperto e al momento è il maggior fornitore di vaccini al resto del mondo, dato che altri hanno chiuso le esportazioni, de iure o de facto”. A venire a meno al principio di reciprocità, come ricordato da von der Leyen, c’è al primo posto la Gran Bretagna, dove peraltro la campagna vaccinale sta procedendo molto speditamente da settimane.

Ma sul nodo delle esportazioni intervengono anche Francia e Germania. Per Parigi AstraZeneca, che oggi “ci dice che è in ritardo”, deve “mobilitare i loro stabilimenti britannici anche per noi, altrimenti possiamo bloccare le loro esportazioni, ciò che è già stato fatto dall’Italia“, ha detto il segretario di Stato agli Affari europei, Clément Beaune, ricordando lo stop all’export verso l’Australia deciso dal governo Draghi e avallato da Bruxelles. Da Berlino invece Merkel si è espressa contro “un divieto di export generale” sui vaccini perché tra i paesi ci sono una serie di interdipendenze e bisogna fare attenzione che la catena di distribuzione e di valore non sia interrotta. La cancelliera ha sostenuto però la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che aveva fatto presente come i contratti di distribuzione dei vaccini al momento non siano rispettati.

Gallina contro i ritardi di AstraZeneca – “Abbiamo avuto un primo trimestre tutt’altro che facile, ma alcune società rispettano i contratti come Pfizer e Moderna e vanno avanti con le consegne nonostante alcuni problemi iniziali“. Chi invece non rispetta quanto pattuito è AstraZeneca, la multinazionale anglo-svedese che produce il siero elaborato dall’università di Oxford e che finora ha registrato ampi tagli alle consegne nel primo trimestre, e annunciato che anche nel secondo le dosi consegnate non saranno 180 milioni come inizialmente pattuito, ma solo 70.

“Il problema è stato con Astrazeneca, – ha detto Sandra Gallina – è un contratto con cui abbiamo avuto un vero e proprio problema: ci aspettavamo consegne per centinaia di flaconi e non riusciamo neanche a ricevere un quarto di queste quantità. Abbiamo discusso con i Paesi membri e vogliamo agire. È un problema che non può restare nel vago”, ha detto la dg Ue alla Salute, facendo riecheggiare così le dichiarazioni della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che la settimana scorsa ha ribadito come AstraZeneca non abbia finora rispettato gli impegni, e non si sia dunque mostrata affidabile. “C’è la questione delle esportazioni – prosegue Gallina – Abbiamo uno strumento per monitorarle e devo dire che è stato molto utile, perché vediamo quello che avviene. Posso dire che le compagnie che rispettano gli accordi stanno esportando, ma per noi è importante che i contratti vengano rispettati”. Perché, ricorda la Dg, “l’Europa è un continente aperto e al momento è il maggior fornitore di vaccini al resto del mondo, dato che altri hanno chiuso le esportazioni, de iure o de facto”.

Gallina ricorda dunque che “prenderemo tutte le iniziative necessarie per recuperare la situazione. È scandaloso, è un danno ampio alla reputazione. Qui c’è società che ha stabilito un certo livello di produzione, era obbligata e invece adesso sta producendo solo in uno stabilimento sui 5 indicati sul contratto, questa azienda non si può difendere tanto facilmente. Attualmente – ha concluso – i Paesi membri hanno lanciato la campagna di vaccinazione resa più difficile con le prestazioni negative di Astrazeneca, questo ha creato un problema di reputazione che colpisce la Commissione e i Paesi membri”.

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