La confessione di Benno Neumair, che ha ammesso di avere ucciso i genitori e di averne gettato i corpi nell’Adige, è rimasta assolutamente segreta per un mese. Lui aveva già spiegato di aver strangolato il padre Peter di 63 anni e la madre Laura Perselli di 68 anni. Ma nessuno lo ha saputo, a parte l’interessato, i magistrati e i suoi difensori. Si è trattato di una perfetta applicazione del segreto istruttorio oppure di un eccesso di riservatezza in un’indagine che non sarebbe comunque stata compromessa, visto che l’imputato era detenuto dal 28 gennaio? La stampa e l’opinione pubblica, non solo di una comunità di provincia, molto allarmata per i sospetti che aleggiavano sul trentenne palestrato, avevano diritto di sapere che il sospettato era un reo confesso? I giornali hanno continuato a scrivere ignari della svolta, contenitori televisivi quotidiani hanno coltivato dubbi e sospetti, trasmissioni di approfondimento come “Chi l’ha visto?” o “Quarto Grado” hanno analizzato indizi e testimonianze, cercando una verità che era già cristallizzata. Ma nessuno lo sapeva.

Benno Neumair ha confessato l’11 febbraio. Il primo marzo si è tenuto un secondo interrogatorio. Solo nel primo pomeriggio dell’8 marzo il procuratore della Repubblica, Giancarlo Bramante, ha diffuso un comunicato per informare che “l’indagato, alla presenza dei difensori, ha ammesso le sue responsabilità”. Si è trattato di un caso unico, se si pensa che – con i fari dei mass media nazionali puntati su una scena a dir poco surreale – è stata segretata perfino l’effettuazione dell’interrogatorio, non tanto il suo contenuto. Alcuni familiari dei coniugi Neumair hanno poi protestato per essere stati tenuti all’oscuro della verità, dolorosa, ma liberatoria, che attendevano da due mesi.

A dare fuoco alle polemiche il 14 marzo è stato Alberto Faustini, direttore dell’Alto Adige, in un editoriale titolato “Troppi silenzi”. Si è rivolto al procuratore Bramante. “Fatico a capire come mai si ostini ad avere un rapporto così difficile col concetto di trasparenza. Non gli chiediamo di violare il segreto istruttorio… noi gli chiediamo semplicemente chiarezza sulle verità già ampiamente verificate”. Una domanda diretta: “Che senso ha non dire per giorni e giorni – a noi, e dunque a tutti i cittadini e alle famiglie coinvolte da questo dramma – che Benno ha ammesso di aver ucciso i genitori? Il silenzio – lo si lasci dire a chi guida un giornale sempre attento nell’usare qualsiasi parola – non produce notizie sbagliate; alimenta dolori inutili in tutte le persone che ruotano attorno a Peter e a Laura. Non c’era nessun pericolo: l’unico accusato era già in carcere. E se un pericolo ad avviso della Procura invece ci fosse, che ci si spieghi il perché di queste informazioni date con un ritardo che non ha all’apparenza nessuna giustificazione”.

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige, Mauro Keller, ha scritto a Bramante. “La Procura aveva piena potestà di segretare i risultati delle indagini, a tutela delle stesse. Tuttavia, data la rilevanza sociale del caso e la conseguente necessità di garantire una corretta informazione, il Consiglio dell’Ordine chiede al procuratore di conoscere, se possibile, i motivi che hanno imposto questa decisione”.

La risposta è venuta da Bramante con una nota sintetica. “Le evidenzio, come dalla lettura del verbale in forma riassuntiva dell’interrogatorio dell’indagato dell’11 febbraio emerga in maniera evidente che la decisione di segretare l’atto sia stata assunta dai pubblici ministeri, di concerto con i legali, a seguito della riserva della difesa di proseguire l’atto in un momento successivo. La segretazione è fondata quindi sulla necessità di ultimare l’interrogatorio connotato da dichiarazioni frammentarie e parziali dell’indagato”. Poi, in una lunga lettera all’Alto Adige, aggiunge: “Vi è stato silenzio sul punto? No, vi è stata una segretazione dettata dalle indagini e una successiva desegretazione formale in data 8 marzo. Lo stesso giorno la Procura ha inviato la nota stampa… il tutto con una scansione temporale assolutamente consequenziale e, quindi, tempestiva. Non si tratta quindi di informazioni ‘date con un ritardo…senza spiegazione e giustificazione’, tanto meno un esempio negativo, al contrario”.

Nel frattempo l’Alto Adige ha pubblicato anche una lettera dell’ex sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli, che difende la Procura e si rivolge a Faustini: “Dovrebbe chiedersi, Lei insieme a tutti i Suoi colleghi che si sono buttati sulla vicenda come mosche sul miele, quali conseguenze ha sulle anime fragili come Benno Neumair – che la Storia dirà se è davvero un feroce assassino, ma che sia un’anima fragile è indubbio – la ormai da oltre due mesi reiterata e quotidiana pubblicazione di affermazioni ed immagini su questa vicenda che non c’è alcuna ragione di far diventare esemplare, ma che lo è diventata automaticamente per il risalto mediatico datole. Che il popolo debba sapere è una scusa per fare gossip”.

Risposta del direttore Faustini: “Non so cosa sia il gossip, io e i miei colleghi cerchiamo di informare, non amiamo guardare il mondo dai buchi della serratura e anche per questo chiediamo notizie chiare e precise. Provi a immaginare come sarebbe il mondo senza le domande che la stampa si fa e fa, senza gli articoli (che facciamo) che spesso anticipano o stimolano inchieste della magistratura. C’è stato un tempo in cui la cronaca nera scomparve dalle pagine dei giornali, a ben guardare: fu con l’avvento di Mussolini e della peggiore delle censure”.

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