Si è tenuta oggi a Napoli nel Palazzo di Giustizia l’udienza a carico dei 99 Posse, imputati per diffamazione aggravata per un video contro il leader della Lega e senatore Matteo Salvini. I fatti risalgono al 2015, quando dieci giorni prima di una manifestazione della Lega in piazza del Popolo a Roma, Marco Messina, uno dei componenti dello storico gruppo aveva detto aveva detto: “Il 28 tutti in piazza contro Salvini. Perché Salvini è come si dice a Napoli ‘una lota’ e deve essere preso a calci nel deretano ogni volta che mette piede nelle strade della città”. A causa di queste affermazioni Salvini fece partire la querela. Salvini ha precisato che il motivo della querela non erano gli epiteti ingiuriosi a lui rivolti ma piuttosto l’invito a ‘prenderlo a calci’ in ogni città. “Se mi offendono non ci faccio caso più di tanto, ma se sento qualcuno invitare a prendermi a calci nel deretano ovunque mi trovi – ha detto Salvini in aula – sento di dover difendere la mia incolumità e quella dei miei sostenitori, non è una critica politica ma istigazione alla violenza, io non ho mai invitato nessuno a prendere a calci in culo qualcuno” – ha concluso il senatore immediatamente redarguito dal giudice per il linguaggio utilizzato. “Siamo in un’aula di giustizia – fa notare il giudice – usiamo altro linguaggio

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