”Sono rimasta a casa quando la clinica per cui lavoravo ha deciso di convertire tutti i reparti alla cura del Covid-19. Nella struttura eravamo nove libere professioniste a partita iva e tutte abbiamo perso il lavoro da un giorno all’altro.”
A raccontare la sua storia è Diletta D’Ambra, ostetrica di 36 anni che da dicembre 2020 si ritrova senza un impiego. Secondo i dati Istat, l’istituto nazionale di statistica, nell’ultimo anno hanno perso il lavoro 444 mila persone, di cui 312 mila sono donne, circa i tre quarti del totale. Una fotografia che peggiora se si guarda il solo mese di dicembre. A rimanere senza un impiego in quel periodo, sono state 101 mila unità, il 98% riguarda il lavoro femminile (99 mila).
”Le motivazioni per cui le donne hanno perso maggiormente il lavoro sono diverse – spiega Michela, attivista di Non Una Di Meno, il movimento transfemminista che ha lanciato uno sciopero in occasione dell’8 marzo – spesso hanno situazioni lavorative più precarie rispetto a quelle degli uomini. Inoltre con il lockdown hanno dovuto farsi carico della cura domestica, dei figli e delle persone anziane.”
”Noi abbiamo una serie di rivendicazioni che potrebbero essere assorbite nel Recovery Plan – continua Michela – come quella del salario minimo europeo e quella del reddito di autodeterminazione, in netta opposizione alla politica delle misure emergenziali.”

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