A tredici anni dall’ultima volta, il partito dei Verdi torna in Parlamento. La deputata di Liberi e uguali Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente, ha deciso di lasciare i colleghi e di passare al Misto, dove costituirà una nuova componente ecologista insieme ad Alessandro Fusacchia (parlamentare del Misto) e l’ex M5s Lorenzo Fioramonti. Un progetto sostenuto dal coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli, il quale si dice pronto a “cedere il simbolo” per permettere la nascita del gruppo. Il regolamento della Camera, infatti, permette la nascita di nuove formazioni solo nel caso in cui fanno riferimento a partiti politici che si siano presentati alle elezioni. “Nelle ultime settimane il contesto politico è cambiato”, spiega Muroni a Repubblica. “Il governo Draghi nasce dopo un fallimento della politica e questo ora permette di agire con più libertà e con meno appartenenze”. Ai suoi ex colleghi della sinistra contesta che Leu “non è mai diventato un partito. È riuscito a eleggere 18 parlamentari, ma poi non è stato capace di fare il salto, non elaborando anche un proprio punto di vista sulla questione ecologica, che oggi è la questione per eccellenza”. Bonelli, raggiunto da Ilfattoquotidiano.it, chiarisce che il dialogo con Muroni va avanti da tempo e ora “è il momento di unire le forze, riducendo la frammentazione del mondo ambientalista“. Alla componente green del Misto aderiranno per ora in tre, ma “altri due deputati potrebbero aggiungersi nei prossimi giorni . Nel frattempo si lavora anche al Senato”.

L’ex numero 1 di Legambiente è stata eletta a Montecitorio nel 2018 e ha assunto la carica di vicecapogruppo di Liberi e uguali, tanto che durante le consultazioni per la nascita del nuovo governo ha incontrato il premier Mario Draghi insieme a Federico Fornaro in rappresentanza dei suoi colleghi. Alla fiducia ha votato Sì e ha intenzione di sostenere “il governo con responsabilità, ma allo stesso tempo lo incalzerò”, spiega al quotidiano di largo Fochetti. “Spero mantenga gli impegni sull’ambiente e non subentri il green washing che abbiamo già visto nelle grandi imprese”. Poi rivolge un pensiero a chi l’ha affiancata in questi anni alla Camera: “Devo solo ringraziare Leu e in particolare Piero Grasso per quello che ho avuto, sono stata eletta come indipendente e mi è sempre stata lasciata molta libertà. Ho imparato moltissime cose in questi tre anni”. Ora, però, a suo parere serve un nuovo impegno politico sui temi dell’ambiente. “Bisogna fare come in Francia, dove i Verdi erano al due per cento e ora governano città come Marsiglia e Lione, grazie a un lavoro fatto comunità per comunità, città per città. In Germania la Merkel non è che è diventata ambientalista di colpo, dando incentivi per le auto elettriche, ma lo ha fatto perché ha capito che l’industria della mobilità andava in quella direzione”.

L’auspicio, aggiunge Bonelli al Fatto.it, è quello di “coniugare la giustizia sociale con quella ambientale”. Ma senza i limiti del passato: “Immaginiamo una fase di evoluzione dei Verdi italiani che li faccia navigare in un mare molto più aperto”. Il primo tema, dice il coordinatore nazionale del partito, è quello della collocazione politica: “L’errore storico dei Verdi è quello di essersi sempre sovrapposto alla sinistra radicale. In Germania invece i Verdi sono più al centro e dialogano con larghe fette della società”. La nuova proposta di Muroni e Bonelli, quindi, punta a “sedurre una parte delle imprese, i bravi sindaci che stanno facendo un grosso lavoro nel campo dell’innovazione, il volontariato, la società civile, anche il mondo cattolico che fa riferimento all’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco”. Per quanto riguarda le alleanze future, Bonelli rimanda tutto a quando verrà il momento: “Pd e M5s non hanno dimostrato di praticare la transizione ecologica con coerenza, a partire dalla carenza di fondi per la mobilità locale prevista nella prima versione del Recovery plan”. Salvini, invece, parla di ecologismo nonostante “il suo partito abbia cementificato per decenni tutto il Nord Italia, e oggi anche la Sardegna”. Se il sistema elettorale sarà ancora in parte maggioritario con coalizioni, però, la decisione sarà presa “in base ai programmi“. Il punto, conclude, è che “l’ecologia deve parlare con una propria autonomia politica“, rompendo definitivamente i “confini classici” dei Verdi italiani.

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