Con la pandemia sono diventati lavoratori essenziali. Ma le tutele per i rider sono rimaste poche, non solo in Italia. Per questo il 24 febbraio la Commissione Europea ha avviato la prima fase di una consultazione delle parti sociali con cui intende affrontare il tema delle condizioni di questi nuovi lavoratori digitali. Bruxelles parte da una valutazione: oltre al fatto che in Ue il lavoro tramite piattaforme è in rapido sviluppo, a crescere è anche il numero di settori che lo utilizzano. Se da una parte, quindi, questa modalità può offrire maggiori flessibilità e opportunità di lavoro e di reddito aggiuntivo anche a chi ha difficoltà a entrare nei mercati tradizionali, dall’altra parte potrebbe portare anche nuova precarietà, soprattutto in quei settori dove mancano trasparenza e prevedibilità negli accordi contrattuali. La Commissione ritiene quindi che ci sia spazio per un’iniziativa dell’Ue per migliorare le loro condizioni di lavoro e promette di studiare l’intervento assieme alle parti sociali.

Solo martedì il segretario confederale dei sindacati europei (Etuc) Ludovic Voet in vista del lancio della consultazione aveva rilevato che alcune piattaforme “realizzano enormi profitti con il falso lavoro autonomo di persone che dovrebbero essere trattate come lavoratori e beneficiare di salari, ferie e pensioni adeguate”. I sindacati, si legge nella nota, chiedono all’Esecutivo europeo di “affrontare i nuovi, cinici sforzi delle piattaforme di sottrarsi ai loro obblighi più elementari nei confronti dei lavoratori”, riferendosi all’aumento delle attività di lobby di tali società a Bruxelles. “Non sorprende che le piattaforme con pratiche illegali vogliano aggirare i controlli quando continuano a perdere casi giudiziari in tutta Europa”, spiega Voet nella nota in cui si ricordano le sentenze emesse quest’anno sui diritti degli autisti di Uber e dei rider di Deliveroo in tre Stati membri dell’Ue, Italia, Spagna e Belgio. “La Commissione – conclude Voet – dovrebbe vedere questo ultimo blitz per quello che è: un cinico tentativo da parte delle piattaforme di salvare un modello di business basato sullo sfruttamento”.

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