Lo scorso gennaio, l’indice dei prezzi al consumo nei paesi della zona euro è tornato a salire per la prima volta da agosto e si è attestato allo 0,9%, in deciso aumento rispetto al -0,3% di dicembre 2020. Lo indica Eurostat confermando le prime stime diffuse a inizio mese. I paesi euro dove l’inflazione è più alta sono Germania e Olanda (+ 1,6%), in Francia si ferma a + 0,8%, in Italia allo 0,7%, in Spagna allo 0,4%. Prezzi ancora in calo rispetto al gennaio 2020 in Grecia (- 2,4%). L’impennata rispetto a dicembre coinvolge comunque quasi tutti i paesi ed è verosimile che si confermi nelle prossime rilevazioni. Nelle ultime settimane si infatti assistito ad una corsa delle materie prime. Il petrolio ha ad esempio guadagnato da inizio febbraio quasi il 20%, con inevitabili ricadute sui prezzi dei carburanti (e quindi di tutti i prodotti trasportati) oltre che, seppur con maggior ritardo, su elettricità e gas. Forti rialzi anche per il rame, in scia alle speranze di un rafforzamento della ripresa.

Il risveglio dell’inflazione è un campanello d’allarme per le banche centrali. Politiche monetarie fortemente espansive, come quelle attualmente in essere, hanno anche l’effetto di spingere al rialzo i prezzi. Sinora quest’effetto è stato però estremamente contenuto. Una ripresa decisa dell’inflazione costringerebbe le banche centrali a frenare creazione di moneta e acquisto di titoli, con probabili ricadute sulla crescita economica e valori di asset finanziari. Prezzi in crescita riducono inoltre ulteriormente il valore reale degli interessi sui titoli di Stato, già oggi su livelli prossimi allo zero o inferiori.

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