Le contorsioni che i politici italiani sanno fare, verbalmente e fattualmente, al fine di giustificare sempre quello che fanno, sono famose in tutto il mondo. Come quella che abbiamo visto in questi giorni ad opera dei maggiorenti del Movimento 5 Stelle tramite la Piattaforma Rousseau quando, allo scopo di approvare o no – preventivamente e in privato – l’appoggio dei parlamentari “grillini” al nascente governo Draghi, è stata proposta agli iscritti del Movimento questa domanda:

“Sei d’accordo che il Movimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal Movimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?”.

Il fatto che la domanda sia stata posta male l’hanno già detto in tanti e non occorre tornarci sopra. Quello che ora è importante chiarire è a che cosa si devono sentire vincolati i parlamentari grillini, dopo che gli iscritti al Movimento hanno risposto di a maggioranza del 60%. Non contando che il 40% ha detto NO, esprimendo quindi un parere negativo a quella alleanza che Mr. Draghi si apprestava a guidare, e che perciò l’aver votato NO nella fiducia non era affatto tradire la linea adottata dal Movimento, ma l’esatto contrario – essendo quella strana alleanza all’opposto degli ideali finora sostenuti dal Movimento e, rispetto a quanto avvenuto per l’alleanza con la Lega, nemmeno particolareggiata da precisi accordi programmatici.

Tuttavia, la base del Movimento aveva pur sempre accettato (obtorto collo?), probabilmente a riparazione dei disastri combinati dal guastatore per eccellenza, Mr. Matteo Renzi, che non ha mai perso il “vizietto” di tradire amici, colleghi e soprattutto alleati (come avevo già constatato sei anni fa in un mio post). La base, dicevo, accettava di sostenere il governo Draghi, a condizione che difendesse “…i principali risultati raggiunti dal Movimento…”.

Lasciando da parte la genericità di questa affermazione, che lascia spazio a molte interpretazioni, rimane la sostanza del “sostegno al governo tecnico-politico”, che di fatto non è mancata nemmeno col voto contrario dei 15 contestatori. Anzi, si può ben dire che, votando contro, quei 15 “corazzieri” del M5s hanno dato a tutti (Draghi compreso) un utile promemoria di cosa intende il Movimento quando dice che non rinuncia a nessuno dei principali risultati faticosamente raggiunti nell’interesse della cittadinanza. Sarebbe stato perfettamente inutile votare tutti a favore del governo Draghi se la maggioranza sarebbe stata comunque garantita dagli altri partiti che, favoriti dal “vizietto renziano”, si sono “generosamente” lanciati nell’accaparramento delle poltrone.

Senza arrivare alle molestie politiche tipiche del tardo-renzismo coercitivo, è bene invece che il M5s mantenga sempre attivo il potere che gli elettori gli hanno dato affinché continui nella sua opera di accorato sostegno ai bisogni della cittadinanza, accompagnato però anche dalla lodevole opera di rigore e pulizia dalle incrostazioni di certa politica (come già accennavo nel mio precedente post).

In questa fase, finché il sostegno al governo Draghi non venisse a mancare (per ‘colpa’ di questi parlamentari M5s che preferiscono rimanere fedeli ai propri ideali), non è opportuno per il bene del Movimento fare pressioni su di loro per costringerli a votare quello che non vogliono. Tantomeno è opportuno minacciarli di espulsione, dato che è anche vietato dalla nostra Costituzione. Il parlamentare è eletto dal popolo e vota in sua rappresentanza. Nessuno può costringerlo a votare qualcosa di contrario a quel vincolo.

In ogni caso il voto su Rousseau può essere impegnativo per il partito, ma non per il parlamentare che, in una seria democrazia, trova inevitabilmente il vincolo con l’elettore più forte di quello esercitato dal partito.

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