Giuseppe Conte è stato netto: voltare le spalle al presidente incaricato Mario Draghi “vorrebbe dire voltarle al Paese“. È per questo che, a suo parere, il M5s deve “rimanere al tavolo” per “dare una prospettiva al Paese”, anche se lui non ha intenzione di far parte “della squadra”. Nel corso dell’intervento di ieri sera all’assemblea dei parlamentari pentastellati, il premier uscente si è esposto ufficialmente affinché il Movimento resti in partita. Un discorso che arriva nel momento più delicato, cioè a poche ore dal secondo giro di consultazioni previsto tra oggi e domani, e che comincia a sortire i primi effetti. “Siamo stati decisivi nel Conte I con provvedimenti simbolo come il Reddito di Cittadinanza e la legge anticorruzione. Siamo stati fondamentali nel Conte II con riforme che faranno la storia, come il taglio dei parlamentari. E continueremo ad essere determinanti“, ha scritto Lugi Di Maio su Facebook, facendo un passo in più verso la linea governista condivisa anche da Beppe Grillo. “Il Movimento in questi anni ha sempre mostrato serietà e responsabilità“, aggiunge. “Sentiamo il peso del 33% di voti ricevuti nel 2018, degli 11 milioni di italiani che ci hanno dato fiducia e che rappresentiamo in Parlamento. Andiamo avanti a testa alta”.

Parole che, unite a quelle di Conte, puntano a ricompattare i gruppi parlamentari ancora divisi dalle tensioni. Soprattutto in Senato, infatti, continuano le resistenze all’ipotesi che il Movimento possa appoggiare il nuovo governo. Irremovibile dalle sue posizioni è soprattutto Alessandro Di Battista, che su Facebook torna a ribadire le ragioni del No: “Sia chiaro, non ho dubbi che il Professor Draghi sia una persona onesta, preparatissima ed autorevole. Questo non significa che lo si debba appoggiare per forza. Io contrasto Draghi non sul piano personale ma su quello politico. E, ripeto, non cambio idea”, scrive. “Oltretutto l’assembramento parlamentare che si sta delineando è l’antitesi della Politica”. Di Battista poi cita le parole che lui stesso scrisse nell’agosto scorso in un articolo su Tpi: l’ex capo della Bce “non è cambiato, non si è convertito all’interesse generale, non ha preso coscienza delle perversioni del liberismo. D’altro canto un capitalista finanziario è per sempre. Semplicemente vuole fare il Presidente della Repubblica e per arrivare al Quirinale è disposto persino a guidare un governo di unità nazionale (Dio ce ne scampi) se gli venisse richiesto”. Un’ipotesi, aggiunge, che ora si sta realizzando: “Ripeto. Si può rispettare un uomo anche facendo opposizione. Io la mia scelta l’ho presa, e vado fino in fondo“.

Tutte prese di posizione che alimentano il dibattito interno al Movimento. A parlare oggi è anche la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che su Facebook scrive: In questa fase essere responsabili di fronte al Paese significa partecipare. Partecipare al confronto in corso, sedersi al tavolo e portare avanti le proprie idee. È quello che ho ripetuto ieri sera intervenendo all’assemblea congiunta dei parlamentari M5S”. A suo parere, quindi, i pentastellati non devono chiamarsi fuori dalla partita. “Protezione delle fasce più deboli, ambiente, scuola, giovani, occupazione femminile: partiamo dai temi e facciamo la nostra parte con coraggio. La sfida è molto impegnativa, ricordiamoci che saremo forti solo restando uniti“.

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