Intercettare le varianti del coronavirus in circolazione e bloccarle prima che dilaghino, rendendo la situazione ancora più grave: è la nuova sfida che l’Italia deve affrontare nella lotta alla pandemia. La principale preoccupazione è che queste mutazioni hanno una trasmissibilità superiore e, se la circolazione del virus dovesse rimanere così alta, rischiano anche di compromettere l’efficacia della campagna di vaccinazione di massa. Per questo motivo l’Istituto superiore di sanità ha voluto fare chiarezza, spiegando quali sono le mutazioni da temere di più per il loro possibile effetto su contagiosità e gravità dell’infezione, nonché per l’efficacia di test diagnostici, farmaci e vaccini. “Al momento i vaccini sembrano essere pienamente efficaci sulla variante inglese, mentre per quella sudafricana e quella brasiliana potrebbe esserci una diminuzione nell’efficacia”, avverte l’Iss nelle sue faq.

“Al momento – si legge – sono tre le varianti che vengono attentamente monitorate e che prendono il nome dal luogo dove sono state osservate per la prima volta. In tutti e tre i casi il virus presenta delle mutazioni sulla cosiddetta proteina Spike, che è quella con cui il virus ‘si attacca’ alla cellula”. Si tratta appunto della variante inglese, di quella brasiliana e di quella sudafricana. Le prime due sono già presenti in Italia, la terza per ora è stata sequenziata solo a Varese.

Le misure – “Al momento non sono emerse evidenze scientifiche della necessità di cambiare le misure, che rimangono quindi quelle già in uso: mascherine, distanziamento sociale e igiene delle mani“, scrive l’Iss. Che però avverte: “La possibilità di venire in contatto con una variante deve comunque indurre particolare prudenza e stretta adesione alle misure di protezione”. Poi sui test per individuarle spiega: “Per potere discriminare se un’infezione è determinata da una variante è necessario un test specifico altamente specialistico che è detto sequenziamento, in cui si determina la composizione esatta del genoma del virus”. Per l’azione di monitoraggio delle varianti, si ricorda nelle Faq, l’analisi viene effettuata dai laboratori delle singole regioni, sotto il coordinamento dell’Istituto superiore di Sanità.

Farmaci e vaccini – “Al momento i vaccini sembrano essere pienamente efficaci sulla variante inglese, mentre per quella sudafricana e quella brasiliana potrebbe esserci una diminuzione nell’efficacia”, si legge nelle faq alla domanda se farmaci e vaccini funzionino anche sulle varianti. ”Diversi studi sono in corso nel mondo per rispondere alla domanda”, precisa l’Iss.
“Per quanto riguarda i farmaci in uso e in sperimentazione non ci sono ancora evidenze definitive in un senso o nell’altro, tuttavia alcuni articoli preliminari indicano che alcuni anticorpi monoclonali attualmente in sviluppo potrebbero perdere efficacia – si legge nella faq – I produttori di vaccini stanno anche cercando di studiare richiami vaccinali per migliorare la protezione contro le future varianti”.

La variante inglese – (VOC 202012/01) “È stata isolata per la prima volta nel settembre 2020 in Gran Bretagna, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 9 novembre 2020. E’ monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata”, ed è stata “ipotizzata anche una maggiore patogenicità, ma al momento non sono emerse evidenze di un effetto negativo sull’efficacia dei vaccini”.

La variante sudafricana – (501 Y.V2) “È stata isolata per la prima volta nell’ottobre 2020 in Sud Africa, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 28 dicembre 2020. E’ monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata e perché dai primi studi sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino. Si studia se possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti da Covid-19″.

La variante brasiliana – (P.1) “È stata isolata per la prima volta nel gennaio 2021 in Brasile e Giappone. Alla data del 25 gennaio 2021 è stata segnalata in 8 Paesi, compresa l’Italia. E’ monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata e perché dai primi studi sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino. Si studia se possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti da Covid-19″.

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