In queste ore in cui il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi sta cercando di formare un governo tecnico o politico, chi si occupa di scuola non può fare a meno che guardare con ansia alla poltrona di viale Trastevere. Il posto della 38enne Lucia Azzolina in questi ultimi vent’anni è stato cambiato ben dieci volte.

A ricoprire il ruolo di ministro dell’Istruzione sono stati per la maggior parte politici di professione che non avevano frequentato le scuole se non da alunni o da genitori (Letizia Moratti, Giuseppe Fioroni, Maria Stella Gelmini) e accademici che ne sapevano più di università che di scuole dell’obbligo (Francesco Profumo, Maria Chiara Carrozza, Stefania Giannini, Lorenzo Fioramonti). Tra i politici e gli accademici, è arrivata una sindacalista (Valeria Fedeli), un ex insegnante diventato burocrate del ministero (Marco Bussetti) e una insegnante (Lucia Azzolina).

Sei di loro sono arrivati dall’area del Partito Democratico; tre dal centrodestra; due dal Movimento 5 stelle. L’unica a restare in carica per più di due anni è stata Letizia Moratti.

E ora? Che ci aspetta? Uno dei nomi che circola in viale Trastevere e non solo è quello di Patrizio Bianchi. Secondo i ben informati sarebbe lui stesso, con molta modestia, ad aver detto che super Mario lo potrebbe ben presto chiamare. Una certezza c’è: il professor Bianchi ci tiene a quel posto, tanto che mesi fa in un’intervista al Corriere della Sera non nascose la sua ambizione. Ma chi è il già futuro ministro dell’istruzione?

Ferrarese, 68 anni, ex assessore in quota “Partito Democratico” alla scuola, università e lavoro in Emilia-Romagna, docente di economia e politica industriale. Formatosi alla facoltà di scienze politiche dell’Università di Bologna con Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio, si è perfezionato alla London School of Economics con Basil Yamey, percorrendo un’intensa carriera accademica, fino al ruolo di professore ordinario nel 1989 e di Rettore dell’Università di Ferrara (2004) e di presidente della Fondazione della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (2007).

Nulla da dire sul curriculum del professor Bianchi ma se fosse scelto per viale Trastevere saremmo di fronte all’ennesimo accademico, sicuramente esperto di atenei ma lontano anni luce dalla pedagogia, dal conoscere il lavoro di un maestro della scuola d’infanzia o della primaria; il pianto di un bambino al primo giorno di scuola; la fatica di un docente di sostegno senza specializzazione; le scuole di periferia; la didattica; la psicologia di un adolescente. Non basta essere stato assessore.

Patrizio Bianchi è stato anche l’uomo che ha presieduto la famosa task force per l’emergenza Covid nominata dal ministero dell’Istruzione con la benedizione dei partiti. Il lavoro di quella “commissione” è rimasto segreto. Nessuno hai mai visto la relazione che ha prodotto. Chissà che ora Bianchi, nei panni di cardinale pronto a diventare papa, si decida a farcela conoscere.

Un ultimo aspetto. Di solito parlo delle persone dopo aver avuto modo di conoscerle o almeno di scambiare qualche parola con loro. Da giornalista, quando Bianchi divenne coordinatore della task force, lo chiamai più volte e mi rispose sempre con un politichese perfetto. Non solo. Il 28 maggio scorso lo chiamai e mi disse: “Scusi oggi non posso risponderle, è il mio compleanno”. Forse mi dimenticai di fargli gli auguri. Glieli vorrei fare ora in ritardo, augurando a lui di restare a Ferrara e a noi di avere un ministro che conosca meglio del professore-rettore-assessore il mondo della scuola.

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