Sempre più giù. Si riduce ancora lo spread ovvero la differenza tra gli interessi dei titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi. Il differenziale è sceso in mattinata fino a 94 punti, dopo che ieri sera aveva rotto la soglia psicologica dei 100 punti, per poi chiudere a 98. Dalla chiusura di martedì, prima del conferimento a Mario Draghi del mandato con riserva che ha avviato le consultazioni per la formazione di un nuovo Governo, lo spread sceso di circa 20 punti. Un Btp decennale paga ora rendimenti dello 0,53%, nei giorni delle prime consultazioni aveva superato lo 0,6%. Si azzardano già le prime stime sui possibili risparmi per le casse pubbliche ma un vero beneficio inizierà ad esserci solo in occasione delle nuove emissioni di titoli di Stato.

Il rendimento dei titoli di Stato di qualsiasi paese riflette anche la fiducia con cui gli investitori guardano alla sua capacità di rimborsare i prestiti che ha contratto sui mercati e di pagarne regolarmente gli interessi. Il conferimento del mandato esplorativo a Mario Draghi è stato accolto con molto favore dai mercati che si sentono più rassicurati sul fronte della gestione dell’ingente debito pubblico italiano e sull’implementazione di politiche che favoriscano la ripresa economica.

Lo spread si colloca sui livelli più bassi da inizio 2015 quando scese fino ad 85 punti. I rendimenti dei titoli di Stato sono già da tempo sui minimi di sempre, come per tutti i paesi della zona euro che beneficiano degli ingenti acquisti da parte della Banca centrale europea nell’ambito dei programmi di quantitative easing, che hanno tra l’altro l’effetto di comprimere i rendimenti dei bond comprati. La discesa di spread e rendimenti spiega anche la corsa dei titoli bancari in borsa. Banche e assicurazioni italiane sono infatti grandi detentrici di Bot e Btp il cui valore, se il rendimento scende, aumenta. A Piazza Affari, che ha chiuso in rialzo dello 0,8%, Bper ha messo a segno un + 4,7%, Unicredit del 2,2%, Intesa Sanpaolo del 2,6%, Banco Bpm dell’ 1%

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