Il calendario liturgico, oggi riposta San Biagio, per il popolino bigotto, protettore delle gole. La gola serve più funzioni: a intragugiare, anche bulimicamente, a fare i gargarismi, anche per divertimento, a passare informazioni da spia che fa finta di essere persona seria. I connotati ci sono tutti: Renzi, l’emiro a pagamento, ha avuto lo scalpo di Conte e per questo non ha esitato a togliere la spina all’Italia in coma, causa la Sars Cov 2. Il perfido che aveva giurato più di una volta, insieme alla sua dama di gala, Maria Elena Etruria, emigrata altoatesina, che si sarebbe ritirato dalla politica e sarebbe andato a casa sua. Spergiuro e spergiura.

In questo momento in cui tutti, finalmente liberati dal minimo ritegno istituzionale, si esaltano a colpire Giuseppe Conte e tirano un sospiro di sollievo, dichiarandosi grati all’emiro di Rignano per aver salvato l’Italia dal “vulnus della democrazia”, mentre lui la esaltava a Riad col “Rinascimento” di un governo tra i più feroci e disumani della terra (uccide giornalista inviso). In Italia, nei salotti che “chiccosi”, quelli della “grana”, da Confindustria alle lobbies, da Berlusconi al partito del cemento e delle “grandi opere”, ponte sullo stretto compreso, cantano vittoria. Ora la mangiatoia dei 209 miliardi, che Giuseppe Conte ha racimolato in Europa, sono alla portata di tutti i predatori. Questo era l’obiettivo che l’emiro di Riad, osannato dalle donne, ha eseguito per interesse altrui e suo. Bisognava buttare a mare Conte per essere certi di non avere controlli nella spartizione del ricco piatto europeo: se non ora quando?

Sergio Mattarella è stato al gioco; è, infatti evidente che la “carta Draghi” era sul tavolo da parecchi giorni e forse mesi, in attesa di un punto di non ritorno. Il presidente della Repubblica è il tutore della lettera della Costituzione, ma anche dello spirito di essa e avrebbe dovuto dire pubblicamente che il signorotto di Rignano, mentre andava riscuotere 80mila euro a Riad da un governo assolutista e schiavista e anti-donne, in Italia metteva a rischio la salute, l’economia e la tenuta sociale solo per biechi suoi interessi, aggravato dal fatto di essere attorniato da donne plaudenti (sic!) lui che esalta un regime che schiavizza le donne.

Era compito del presidente della Repubblica andare in tv e dire pubblicamente nome, cognome, indirizzo e codice fiscale di chi lucidamente ha provocato la crisi per suo personale interesse e additarlo al disprezzo del Paese, presentandogli il conto finale.

Subito dopo, altrettanto pubblicamente avrebbe dovuto dire: il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha avuto la fiducia piena dalla Camera dei deputati e a maggioranza relativa dal Senato; è quindi un governo nella sua piena legittimità e nel possesso dei poteri costituzionali. Egli avrebbe dovuto chiamare Conte e incaricarlo di fare il nuovo governo con il mandato vincolante di non contrattare con alcuno la lista dei ministri e la loro assegnazioni ai dicasteri, ma di scegliere liberamente tra i migliori e competenti del Paese e di proporli al capo dello Stato.

Fatto questo, a mio parere, Mattarella doveva inviare Conte al Parlamento con la lista dei ministri decisa secondo Costituzione, rigorosamente eseguita e una lista di una decina di riforme radicali, come ad esempio: riforma totale della burocrazia, sanità pubblica universale, diffusa sul territorio ed eliminazione delle convenzioni “private”; digitalizzazione dello Stato e della Nazione; riforma della scuola, a cominciare dalle scuole come luoghi fisici; tutela del lavoro delle donne, dei minori e dei migranti in regime di schiavitù; riforma delle rappresentanze (sindacati e Confindustria); ricucitura del territorio con privilegio primario per la salvaguardia dello stesso e dell’immensità di opere d’arte, della cultura (musica, teatri, musei, arte popolare, ecc.), riforma della giustizia con abolizione della prescrizione e obbligo per i parlamentari delinquenti di essere giudicati senza autorizzazione delle Camere perché la “legge deve essere uguale per tutti”.

Palla al Parlamento: se il governo ottiene la fiducia, va avanti, se non l’ottiene, gestisce l’ordinaria amministrazione e le elezioni anticipate da farsi senza campagna elettorale “per forza maggiore a motivo del Sars Cov 2”, col divieto, per decreto, alle tv di fare propaganda elettorale e lasciare l’ultima parola al popolo per eleggere un Parlamento, finalmente dimezzato e ripulito dagli squali, dagli spergiuri e dai gigli marci e putrescenti, prima che inizi il semestre bianco.

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